Tanti auguri zio Vuja!

Vujadin Boškov nasce Il 16 maggio 1931 a Begec, in Vojvodina, provincia autonoma della Repubblica di Serbia.

La sua carriera da calciatore, con il ruolo di centrocampista, mezzala o mediano, parte nel 1946 nella squadra Vojvodina di Novi Sad, dove resterà fino al 1960.

Durante questo periodo non raccolse vittorie poiché i tornei jugoslavi erano a esclusivo appannaggio di Stella Rossa, Partizan, Hajduk e Dinamo, i cosiddetti “grandi quattro”.

Dal 1951 al 1958 collezionò 57 presenze nella Nazionale Jugoslava, disputando un’Olimpiade e due Mondiali.

Nel 1961, all’età di 30 anni si trasferì in Italia, alla Sampdoria dove, con la maglia numero 7 rimase per una sola stagione (1961-1962) collezionando 13 presenze e un goal.

Dal 1962 al 1964 giocò in Svizzera negli Young Boys. A Berna, dove ricoprì l’innovativo ruolo di giocatore-allenatore.

La sua prima squadra da allenatore è quella degli stessi svizzeri degli “Young Boys”.

Successivamente allena il FK Vojvodina poi la Nazionale jugoslava. In Olanda allena il Den Haag e il Feyenoord, In Spagna siede sulle panchine di Real Zaragoza, Real Madrid e Sporting Gijon. In Italia guida l’Ascoli, la Sampdoria, la Roma, il Napoli e il Perugia. Tra il 1996 e il 1997 allena il Servette Genève, in Svizzera. L’ultima squadra allenata è la nazionale serba, dal 1999 al 2001.

Boskov è stato docente alla Scuola per tecnici e allenatori di Coverciano, all’epoca in cui era diretta da Italo Allodi.

Dall’86 al ’92, il fortunato periodo sampdoriano in cui vinse anche uno Scudetto, lo storico del ’90-’91, e raggiunse la finale di Coppa dei Campioni. Dopo il bellissimo periodo genovese, ci furono Roma, Napoli, Servette, ancora Samp, Perugia e infine la panchina della Jugoslavia.

Muore il 27 aprile del 2014 dopo una lunga malattia.

Per i tifosi sampdoriani, e non solo, è stato un maestro di calcio e di vita, un uomo con un umorismo pungente e il suo ricordo indelebile sarà per sempre legato al periodo più bello della loro storia, un periodo in cui sono stati protagonisti sui più grandi palcoscenici in Italia e in Europa.

Gli allenatori sono come i cantanti lirici. Sono molti e anche bravi, ma soltanto due o tre possono cantare alla Scala di Milano. Vujadin Boškov