Gabbiadini: “Sono più tranquillo, ho imparato a gestire meglio i momenti negativi. Cerco di sfruttare il calore di un ambiente speciale”

Lunga intervista a Manolo Gabbiadini a cura della Gazzetta dello Sport.

Sul gol in Samp-Udinese: «Era la mia posizione ideale. Appena ho subito il fallo, ho capito che era una grande occasione. Abbastanza lontano dalla porta, come piace a me: io calcio forte e così la palla ha il tempo di scendere dove voglio mandarla».

Manolo, il bellissimo gol all’Udinese è la svolta per lei e per la Sampdoria? «Speriamo! Ci voleva proprio. Ma mi creda: quel gol è più importante che bello. La bellezza rischia di essere fine a se stessa ed è soggettiva. L’importanza, invece, è oggettiva: stavamo perdendo una partita fondamentale anche perché poi vincendola abbiamo riavvicinato la stessa Udinese e altre squadre. E adesso abbiamo un calendario impegnativo. Insomma, bisognava vincere e anche grazie a quel gol ci siamo riusciti».

Ha esultato senza… esultare. Una smorfia, una faccia quasi cattiva e via. «Esultanza rabbiosa, direi. E’ stata spontanea, forse la reazione alla nostra situazione. Stiamo soffrendo tanto, speravamo in un rendimento differente. E invece siamo li e allora la rabbia viene fuori. E può anche essere preziosa».

Si è dato una spiegazione della partenza così negativa? «Di sicuro tutti avremmo potuto dare di più. Ha pagato Di Francesco perché nel calcio funziona così e mi è spiaciuto a livello umano e anche tecnico, perché apprezzo molto il suo calcio offensivo. Di Francesco ha ottime idee e io ho il rimpianto di aver saltato qualche partita per infortunio durante la sua gestione».

Ranieri cosa ha portato? «Positività e tranquillità. Ranieri dice sempre che la negatività Li fa perdere. Cerca di scherzare molto con noi».

E dal punto di vista tattico? «Con Ranieri siamo passati al 4-4-2. Ma più che il modulo conta l’interpretazione e nel primo tempo contro l’Udinese
eravamo eccessivamente bassi. Noi attaccanti eravamo troppo lontani dalla porta per creare. Nella ripresa ci siamo piazzati con il 4-3-1-2 e le cose sono migliorate perché eravamo più alti e più aggressivi. Comunque in entrambi i sistemi di gioco mi trovo bene, sono a mio agio».

Come mai contro l’Udinese non ha tirato anche il rigore? «Il rigorista è Quagliarella. Quando abbiamo capito che Fabio era dolorante e non avrebbe potuto calciare, ci siamo guardati io e Ramirez. Gaston mi ha detto che voleva tirare, io l’ho visto carico, so che è in grandi condizioni e ho accettato senza problemi».

A proposito di Quagliarella, è solo uno di quei momenti in cui la porta è più piccola? «Può darsi, comunque Fabio sa rendersi utile anche se non segna. E presto si sbloccherà». Si avvicina il derby… «A Genova il derby lo sentono moltissimo, è una partita speciale e con questa classifica vale davvero tanto. La Samp ha bisogno di un miniciclo di vittorie o risultati positivi in modo da fare un balzo in classifica. L’ideale sarebbe non restare invischiati nella zona bassa fino a maggio, ma adesso dobbiamo fare un passo alla volta per uscire dall’incubo. E sfruttare il calore di un ambiente speciale che un anno fa decisi di riabbracciare e che mi dà sempre grandi motivazioni».

Come mai non avete segnato nei primi tempi per 15 partite consecutive? «Eh… una cosa stranissima e impossibile da decifrare. Forse il nostro modo di affrontare le partite ci spinge a essere più offensivi nella ripresa, ma non si può non segnare mai nei primi tempi».

Manolo, per un calciatore i 28 anni sono l’età della maturità? «Ahahahah… vedremo. Però è vero che sono più tranquillo di una volta, ho imparato a gestire meglio le situazioni e i momenti negativi. Sicuramente la famiglia è fondamentale: quando sono con Martina, Tommaso e Nicolò, il calcio passa in secondo piano. E quando torno al campo sono carico e motivato».

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