Buon compleanno al nostro mitico numero 10, Roberto Mancini!! Video, immagini, biografia.

Tanti auguri al grande Roberto Mancini che compie oggi 55 anni!!

“Il numero “10” è quel giocatore che stupisce ed emoziona, “spiazza” tutti con un gesto atletico di cui forse neppure lui ha piena consapevolezza, e da subito questo numero è nel mio destino: me lo affidarono quando non avevo ancora 6 anni, e lo porto con me da quando ho indossato la mia prima maglia nella squadra di calcio dell’oratorio San Sebastiano di Jesi. Il regalo che chiedevo a Natale ogni anno era sempre lo stesso: le scarpe da calcio (allora di pezza) e un pallone di cuoio.

Lasciai solo tredicenne Jesi, città dove ero nato, ed il calore dell’affetto dei genitori. Vivo è il ricordo del provino organizzato grazie alla determinazione di mio padre (che mi disse “gioca più indietro così hai più palle e possono notarti”…), poi io fui artefice del resto. Dopo 40 minuti di prova fui convocato nell’ufficio del Bologna Calcio giovanili per firmare un contratto (siglato da papà perché ancora tredicenne!).

La prima persona ad aver compreso che il calcio era il mio futuro fu Aldo, mio padre. Un uomo che prima della passione per il calcio mi ha trasmesso il valore dell’onestà e della semplicità. Mia madre Marianna avrebbe preferito evitare il mio allontanamento da Jesi: sapevo che restando a casa avrei fatto poco, dovevo andare via da tutto e da tutti. Difficile trasmettere in parole i sentimenti ed i pensieri di quegli anni: felice ma spaventato, determinato ma non ancora consapevole del mio talento. Seguii l’istinto (come faccio ancora oggi) e questo mi ha portato lontano.”

Così racconta Roberto, nell’ autobiografia, come è iniziata la sua lunga e fortunata carriera.

Mancini esordisce in Serie A nelle file del Bologna il 12 settembre 1981 in Bologna-Cagliari, all’età di 16 anni. Durante il suo primo campionato di serie A mette a segno sorprendentemente 9 gol, ciononostante la squadra retrocede in Serie B per la prima volta nella sua storia.

Il primo goal in Serie A arrivò a meno di un mese dall’esordio: fu la mia prima rete a cristallizzare il definitivo pareggio del 2-2 al minuto 78 di Como-Bologna. La prima delle 9 reti che riuscii a realizzare nel mio primo campionato nella massima serie. Uno score importante per un ragazzino: il Presidente Paolo Mantovani fu incuriosito dalla mie capacità e mi portò nella sua Sampdoria. Una follia: per un sedicenne pagò al Bologna 2 miliardi e mezzo delle vecchie lire (rapportato ad oggi significherebbe pagare 40 milioni di euro per un sedicenne) più 4 giocatori. Il direttore sportivo del Bologna Paolo Borea, che era passato alla Sampdoria, fu decisivo nel convincermi a seguirlo a Genova. Da qui a poco nascerà la grande Sampdoria del Presidente Mantovani.”

Nella Sampdoria forma una delle coppie d’attacco più valide d’Italia in quegli anni, insieme al compagno Gianluca Vialli (non a caso i due venivano chiamati “I gemelli del gol”).

“Solo a questo punto compresi che non avrei potuto fare altro che il calciatore, il lavoro più bello del mondo. Il mio sogno si stava realizzando, lo compresi quando molti Club mi volevano e Mantovani scelse me nonostante il prezzo. Miglioravo e iniziavo a capire che potevo farcela, dovevo sviluppare il fiuto per il goal e per la vittoria. Non volevo essere una meteora: era la mia chance, non potevo perdere. Ero consapevole che tutto poteva finire in un istante”.

A Genova vince uno scudetto nel 1991, 4 Coppe Italia (1985, 1988, 1989 e 1994), 1 Supercoppa di Lega (grazie a una sua rete) ed una Coppa delle Coppe nel 1990 (Sampdoria – Anderlecht 2-0, doppietta di Gianluca Vialli).

Nella stagione 1991-1992 Roberto Mancini disputa, per l’unica volta nella sua carriera di calciatore, la finale di Coppa dei Campioni. La Sampdoria viene sconfitta ai tempi supplementari dal Barcellona, che si impone per 1-0 grazie a una rete di Ronald Koeman al 112° minuto.

Finale di Supercoppa Italiana 1991
SAMPDORIA vs ROMA ( 1 – 0 ) ph A. Sabattini / FARABOLAFOTO

“Alla Sampdoria abbiamo fatto la storia con compagni di squadra eccezionali, con Paolo Borea direttore sportivo, Vujadin Boskov allenatore e soprattutto con il più grande presidente, Paolo Mantovani. A volte penso che uno come Mantovani non sia mai esistito. È stato un sogno, un uomo troppo grande per essere vero. Parlava una volta l’anno, ma quando apriva bocca era fulminante, gli bastavano due parole per arrivare al cuore dei giocatori. Un uomo ed un Presidente immenso, la sua morte un vuoto incolmabile. La Sampdoria, i suoi tifosi, la sua gente è rimasta in me. “

“In blucerchiato arriva la mia consacrazione, grazie anche a mister Vujadin Boskov, che ha reso la mia giovinezza straordinariamente bella: oggi che non c’è più me lo immagino in cielo, seduto accanto a Mantovani…”