Julian Chabot: “Non ho mai dubitato di me stesso e delle mie qualità. E nemmeno di avere scelto la Sampdoria.”

Julian Chabot ha rilasciato alcune dichiarazioni al Secolo XIX, ecco l’intervista:

Secondo lei marcare Ibrahimovic può avere aumentato l’attenzione nei suoi confronti?

«Non so, non credo. La partita è stata Milan-Sampdoria, non Ibrahimovic-Sampdoria. Certo lo staff ci aveva preparato anche su di lui, un grande campione, ma quando è entrato in campo abbiamo, ho, continuato a pensare a noi stessi, alla Sampdoria. Lo stesso vale per San Siro. Uno stadio che ha fatto la storia del calcio, come quello dell’Ajax, dove ho avevo già giocato. Era la mia prima volta a Milano, me lo sono gustato prima del fischio d’inizio, poi una volta iniziata la gara stop. Era un campo di calcio».

Certamente è da fotopagina il suo intervento in scivolata su Suso…

«Non potevo fare niente altro. Ho visto che stava portandosi la palla sul sinistro e a quel punto credo che per Audero sarebbe stata dura. Mi è andata bene che ho potuto fare la scivolata dalla parte in cui mi trovo meglio, allungando il piede sinistro. C’è voluto coraggio perché il rischio di prendere Suso, con rigore e espulsione, c’era».

Quella scivolata vale un gol segnato secondo lei?

«Non so. Secondo me Suso avrebbe fatto gol. Mi è andata bene invece su quell’altro intervento su Hernandez appena fuori area. L’arbitro ha fatto proseguire… eravamo al limite però… ».

“Il calcio è questo, aspettare la tua chance per settimane”. Chi l’ha detto?

«Io, dopo San Siro. Ed è quello che penso. È ovvio che ogni giocatore vorrebbe scendere in campo in ogni partita. A me finora è successo di stare più in panchina che in campo. Non ho pianto quando non giocavo, non ho perso l’umiltà quando ho giocato. La soddisfazione quando gioco è vedere la mia famiglia contenta, quello sì. Però non ho mai dubitato di me stesso e delle mie qualità. E nemmeno di avere scelto la Sampdoria. Volevo passare a uno step superiore rispetto al campionato olandese e quello che sto vivendo per me adesso è una scuola di calcio. Sto studiando, diciamo, e mi sento di migliorare ogni giorno… A differenza di quando andavo a scuola vera… (risata)».

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