Flachi: “Con i tifosi ci siamo sempre supportati, tengo molto a loro. Mancini il mio idolo”.

Francesco Flachi ha legato il suo nome alla Sampdoria, dove ha giocato tra il 1999 e il 2007. Un amore ricambiato dai tifosi blucerchiati. L’ex attaccante ha raccontato quel periodo in un’intervista a ‘Calciomercato.com’:

Con i tifosi ci siamo sempre supportati nei momenti di bisogno reciproco, è un rapporto che va oltre il calcio. Tengo molto a loro, a volte sono anche imbarazzato per l’affetto che mi danno. Mancini è il mio idolo e modello da sempre. Ricordo quando arrivai. Ero in scadenza di contratto con la Fiorentina che voleva rinnovarmelo mandandomi in prestito, io avevo bisogno di un club che mi desse fiducia. Mi voleva la Roma ma sarei dovuto passare un anno per l’Udinese, così alla fine ho accettato la proposta della Samp. Ero attratto dall’ambiente e dall’entusiasmo dei tifosi”.

Flachi racconta i momenti più belli in maglia blucerchiata: “La partita contro il Messina nel 2001-02. Eravamo in B e stavamo rischiando la retrocessione in C, una situazione non facile nella quale stavamo vivendo anche il cambio di società. La gente ci è stata vicina fin dal primo momento venendoci anche a trovare in albergo. E alla fine, grazie anche alla spinta di tutto lo stadio, abbiamo vinto e ci siamo salvati. E’ stato il momento della rinascita. Il gol più bello? I gol. In un 3-3 contro il Perugia. Quel giorno ho fatto tre rovesciate e due reti, una me l’hanno respinta. La sforbiciata è un gesto d’istinto che ha l’attaccante, dipende anche da come arriva il pallone”.

Si passa poi ai compagni ai quali è rimasto più legato. Divertenti aneddoti su Gasbarroni: “Con Berti, Accardi, Volpi, Conte e Rossini ci sentiamo ancora oggi ricordando le cavolate che facevamo allora. Scherzavamo dalla mattina alla sera. Mettevamo il grasso sul telefono del magazziniere e poi glielo facevamo squillare, tagliavamo i calzini e ci inventavamo qualsiasi cosa. Gasbarroni era il re delle gaffe, una volta disse: ‘Volevo spezzare una freccia in favore di…‘ anziché una lancia. Noi morti dalle risate. Dopo tre ko, eravamo in ritiro e il giorno prima della partita lo avevamo convinto a buttarsi vestito in piscina, per 800 euro. Era inverno. Con Novellino ci siamo giustificati dicendo che era un gesto scaramantico, poi abbiamo pareggiato”.

Un retroscena di mercato: Nel 2003-2004 ho rifiutato 10 milioni dal Monaco per rimanere a Genova. Era l’anno di Deschamps, in cui sono arrivati in finale di Champions contro il Porto. Ma non mi importa, perché alla Samp mi ero accasato e non mi mancava niente. E’ una scelta che rifarei anche oggi”.

Flachi non ha dubbi sul giocatore più particolareGheddafi. Viveva una situazione non facile, con la scorta dalla mattina alla sera. Non usciva con tutti, a me Berti e Accardi ci invitava nella casa di Garrone a Portofino dove viveva lui. Una volta per sbaglio ho sbattuto contro un narghilè da 40 mila euro, meno male che non è caduto. Saadi aveva una casa a picco sul mare e scherzavamo sempre tra di noi per chi si sarebbe dovuto buttare, a Berti gli aveva proposto 5mila euro per tuffarsi”.

Flachi ha anche dei rimpiantiLa seconda squalifica. In quel periodo stavo per firmare un rinnovo di tre anni. Sono il terzo marcatore della storia della Samp, magari se avessi continuato sarei riuscito a prendere Vialli al secondo posto. Speravo che mi levassero qualcosa, ma alla fine è andata così: ho sbagliato e ho pagato. Sono un tipo istintivo, in campo facevo le rovesciate e fuori mi creavo problemi. Non ho avuto nessun aiuto, ringrazio solo chi mi è stato vicino”.

Il futuro: “Ho iniziato la gavetta per allenare, ma non posso ancora entrare in campo: mi manca un anno e mezzo per finire di scontare l’ultima squalifica. Col Bagno a Ripoli ho vinto un campionato di Terza Categoria, la Coppa e conquistato la salvezza l’anno dopo. Oggi alleno i bambini della scuola calcio del Signa, un po’ di rodaggio mi serve. In futuro, mi piacerebbe diventare allenatore“.

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