Ferrero nega: “Samp non in vendita, si era prospettata occasione ma è andata male non per colpa mia”.

Massimo Ferrero intervistato da Repubblica Genova, ecco una parte delle sue parole:

“Soffro quando c’è prevenzione e malafede. All’inizio ci ho messo del mio, facevo il romano, sdrammatizzavo, sono stato frainteso. Ho detto cambiamo l’inno, è venuto già il mondo. Potevo stare zitto, ho preferito la sincerità. Ho sbagliato e posso capire gli insulti. Non però a Montecarlo, quando sono con mio figlio, questa è una ferita. Però confesso: se m’insultano, mi amano. Peggio l’indifferenza. Penso che mi meriterei anche un po’ di gratitudine: chi si è battuto per eliminare la tessera del tifoso? Chi ha fatto Casa Samp e migliorato Bogliasco? Genova mi ha adottato, cercherò di riconquistare tutti”.

La accusano di disprezzare la storia della Samp. “Mai fatto. Davanti a Paolo Mantovani e Riccardo Garrone mi levo il cappello. Quando dissi: è conosciuta sino a Chiavari, mi riferivo in quel momento preciso, non prima. C’era un calo mediatico e volevo riportarla in copertina e sui giornali stranieri. Ma non mi sognerei mai di denigrare i successi del passato. Li celebro e parlo di epoca purtroppo irripetibile. D’altra parte farei torto a me stesso: è per questa grande storia che io sono qua”.

La Samp è in vendita? “No. Mi era stata prospettata un’occasione, è andata male non per colpa mia. Prima della trattativa ho proposto a Vialli di entrare nel Cda. Ha detto no. Alla fine: tu fai il presidente, io resto il proprietario. Ha declinato, era già in parola con Gravina. La questione è semplice: subito mi hanno proposto 90 milioni più bonus. Poi, attraverso gli americani, 40 compreso l’aiuto di Garrone. Io sono sceso a 80, a 76 avrei potuto chiudere. Ma non si sono più mossi. Dinan e Knaster? Apprezzabili, ma affaristi. Non do la società a chi non riconosce il giusto valore dei colori più belli del mondo”.

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