Cessione Sampdoria: Vialli offrì 83 milioni, Ferrero era pronto. Le parole di Vidal – retroscena

Il retroscena.

È ormai passato più di anno dalla rottura della trattativa tra Ferrero e il “gruppo Vialli”, ma ancora se ne parla costantemente, come fosse d’attualità. Una vicenda dalle tempistiche estenuanti che come effetto collaterale si è trasformata in un crinale dirimente anche per la storia della gestione Ferrero. Che ha portato a segnare ad esempio la fine del rapporto fiduciario tra il presidente e il suo braccio destro Romei. Che ha contribuito a spingere sotto lo zero l’indice di gradimento della quasi totalità della tifoseria, che sognava il ritorno di Vialli, verso il presidente. E che ha lasciato scorie e strascichi ancora attivi. Il nome di Vialli, a prescindere, continua a essere presente nel cuore e nelle menti dei tifosi, che coltivano sempre il sogno di vederlo un giorno presidente, al fianco di una futura proprietà. Sogno non abbandonato nemmeno dallo stesso Vialli, che l’anno scorso si è speso in prima persona nella trattativa tra l’altro in un momento personale molto delicato. Il nome di Vialli e del suo gruppo girava almeno dal dicembre 2018, anticipato dal Secolo XIX. Una delle due uniche piste vere, insieme al fondo Aquilor, in mezzo a tante bufale che giravano sui social. Già nella primavera 2019 si erano diffuse voci dell’imminente chiusura della trattativa. A fine marzo in particolare molti la davano per fatta, con tanto di un annuncio che sarebbe stato dato al Ferraris prima di Samp-Milan. Ma dai documenti risulta solo un’offerta non vincolante, forse confusa da qualcuno per preliminare d’acquisto (e forse da lì l’equivoco), di una cinquantina di milioni non accettata da Ferrero. Contestualmente ci fu il sorpasso di Aquilor, per un paio di mesi balzato in pole (trattando con l’advisor Mediobanca) forte del sostegno economico del principe saudita Al Saud, già comproprietario dello Sheffield. Aveva anche ottenuto un periodo di “esclusiva” in estate, ma saltò tutto a causa del contenzioso legale che poi aveva impegnato soldi ed energie di Al Saud contro il suo socio del club inglese. Così era tornato alla ribalta il “gruppo Vialli” che il 9 agosto presentò l’offerta non vincolante (quindi lasciandosi aperta ancora una porta per uscire…) che sarebbe potuta risultare vincente. Potenzialmente da 82,5 milioni. Così composta: 65 milioni da pagare alla firma, “almeno” 12,5 milioni da pagare alla vendita di Andersen e Praet (che in effetti furono ceduti rapidamente a Lione e Leicester), il 33,33% della cifra “ove dalla loro vendita si fosse ottenuta una cifra superiore a quella prestabilita”, più il valore che un perito indipendente avrebbe riconosciuto alla sede di Corte Lambruschini, ipotizzato in circa 2/2,5 milioni. Per un totale di circa 83 milioni. Debiti esclusi e con garanzie contrattuali da definire. Per Ferrero ci poteva stare. In quel momento la posizione finanziaria netta di SportSpettacolo, con la Sampdoria in pancia, escludendo il debito “recourse” (quindi con azione di regresso) era di circa 55 milioni complessivi più una settantina di debiti. L’enterprise value, il valore d’impresa, si aggirava quindi attorno ai 145/150 milioni. E poi? «Ricostruzione e numeri corretti – le parole di Gianluca Vidal, che dopo marzo ha trattato con il “gruppo Vialli” per conto dei Ferrero e che dispone di documenti e mail – e poi l’operazione si è allungata proprio sulle garanzie». Si è arrivati all’inizio del campionato, la Sampdoria di Di Francesco è partita malissimo (una sola vittoria in sette partite) «e a quel punto Dinan e Knaster si sono spaventati e hanno buttato sul tavolo un prezzo molto ridotto per uscire dalla trattativa». Che ha vanificato anche la disponibilità dei Garrone a contribuire al buon esito. In quei convulsi giorni finali, passati tra la visita a Genova dei due uomini d’affari a fine agosto e la rottura annunciata con un comunicato l’8 ottobre, sono emerse però anche alcune “stranezze”. Che possono essere confermate da chi a quei tavoli si è seduto. Ma indipendenti dalla pessima partenza in campionato. Quali? Molte delle richieste di Dinan e Knaster (speculatore puro) non sembravano fatte da acquirenti appassionati (come erano invece Vialli e la tifoseria blucerchiata) che stessero per andare dal notaio a firmare, ma erano relative semmai a chiarimenti da prime fasi della trattativa su documenti che si riteneva avessero già ricevuto da Fausto Zanetton, il socio di Vialli in Calcio Invest. Figura che per lunghi mesi è stata l’unico tramite tra le due parti, che non si parlavano direttamente. Non come advisor indipendente, ma in realtà in parte interessato, visto che sarebbe entrato con una quota di minoranza nella nuova società. E che forse ha svolto alla fine un ruolo più impattante di quel che sembrava.

Lo riporta il secoloxix

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