Accadde oggi: 19 maggio 1991 Sampdoria Campione d’Italia

Il 19 maggio 1991, in un Ferraris tutto esaurito, la Sampdoria vince il suo primo storico scudetto grazie alla vittoria per 3-0 contro il Lecce.

Sono passati 28 anni, ma il ricordo di quella giornata resta indelebile.

Era la Sampdoria di Vujadin Boskov e del Presidente  Paolo Mantovani, la Sampdoria dei gemelli del goal, Vialli e Mancini, del portiere Gianluca Pagliuca, di Attilio Lombardo, ma anche di elementi di spessore ed esperienza come  VierchowodCerezo e Dossena. La Sampdoria del direttore sportivo Paolo Borea.

Mancini  era assente per squalifica. A sbloccare la partita ci pensò Cerezo dopo neanche due minuti, ma quando Mannini si inventò un euro-gol quasi da centrocampo, tutti capirono che il sogno era ad un passo. Il culmine della gioia arrivò grazie alla rete di Vialli con tanto di immancabile capriola. La Sampdoria era là, in cima alla classifica, più in alto di tutti, e nessuno avrebbe più potuto raggiungerla.

La vittoria con il Lecce porta i due punti decisivi per staccare definitivamente l’Inter e il Milan e guardare tutti dall’alto con una giornata d’anticipo.

I gemelli del gol

Seconda parte

(qui la prima parte)

In blucerchiato arriva la mia consacrazione, grazie anche a mister Vujadin Boskov, che ha reso la mia giovinezza straordinariamente bella: oggi che non c’è più me lo immagino in cielo, seduto accanto a Mantovani… A Genova vinco il mio primo scudetto, quattro Coppe Italia, una Supercoppa di Lega e un mio gol in coppa delle Coppe

ROBERTO MANCINI E GIANLUCA VIALLI NELLA SAMPDORIA FOTO OMEGA (Agenzia: OMEGA)

Alla Samp trovo un feeling molto intenso con il mio compagno di reparto Luca Vialli: eravamo diversi ma molto affiatati, come due poli che si attraggono. Insieme diventiamo i “Gemelli del Gol” per la nostra intesa sotto porta: sentivo che un assist per un mio compagno era come segnare. Conoscevo Luca perché eravamo compagni in nazionale under 21 e l’avevo più volte esortato a venire alla Samp. Dopo di lui, pezzo pezzo, arrivano tutti grandi talenti alla corte del Presidente Mantovani, e la squadra cresceva. Era un momento magico, un gruppo di amici che divenne un gruppo di campioni.

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Mancini: Bobby gol , da quando era bimbo al successo. Foto e video in esclusiva

Prima parte della storia di Roberto Mancini, tutte le immagini e video inediti . Dalla sua autobiografia tutte le dichiarazioni

Buona lettura

Il numero “10” è quel giocatore che stupisce ed emoziona, “spiazza” tutti con un gesto atletico di cui forse neppure lui ha piena consapevolezza, e da subito questo numero è nel mio destino: me lo affidarono quando non avevo ancora 6 anni, e lo porto con me da quando ho indossato la mia prima maglia nella squadra di calcio dell’oratorio San Sebastiano di Jesi. Il regalo che chiedevo a Natale ogni anno era sempre lo stesso: le scarpe da calcio (allora di pezza) e un pallone di cuoio.

Potevo andare al Milan, ma la convocazione arrivò per sbaglio alla Real Jesi (che aveva organizzato il provino grazie a Gabrielle e Andrea Cardinaletti), anziché all’Aurora Jesi, società con cui ero tesserato.

In rossoblu ho trovato un settore giovanile perfetto, con tecnici di qualità come Perani, Fogli, Soncini, Bonini, Zagatti, Mantovani e il suo segretario Generale, Emidio Martelli. Bologna è stata la città ideale per crescere: lì ho conosciuto persone speciali che mi hanno adottato e voluto subito bene. Bologna mi proiettò nel grande calcio: il 13 settembre 1981 la mia prima volta in Serie A (avevo solo 16 anni) grazie al tecnico Tarcisio Burgnich debuttai in Bologna-Cagliari.

Il primo goal in Serie A arrivò a meno di un mese dall’esordio: fu la mia prima rete a cristallizzare il definitivo pareggio del 2-2 al minuto 78 di Como-Bologna. La prima delle 9 reti che riuscii a realizzare nel mio primo campionato nella m

Il numero “10” è quel giocatore che stupisce ed emoziona, “spiazza” tutti con un gesto atletico di cui forse neppure lui ha piena consapevolezza, e da subito questo numero è nel mio destino: me lo affidarono quando non avevo ancora 6 anni, e lo porto con me da quando ho indossato la mia prima maglia nella squadra di calcio dell’oratorio San Sebastiano di Jesi. Il regalo che chiedevo a Natale ogni anno era sempre lo stesso: le scarpe da calcio (allora di pezza) e un pallone di cuoio.

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