Mantovani parla al “Il Tirreno”, l’intervista completa nell’articolo

Genova – Enrico Mantovani come vive questa sua nuova condizione di oracolo social sulla trattativa Vialli? Tutti pendono dai suoi tweet, a maggior ragione dopo l’ultimo “New York New York”
«Con grande tensione. Per quanto ci possa essere la percezione dell’“oracolo“ non è così. So certe cose, altre no. So che ci sono ottime ragioni per essere ottimisti».

Non è casuale la tempistica dei suoi tweet…
«No. Ma è vero che da oracolo a fine marzo mi sono preso una tranvata in faccia. Ero convinto che in occasione del cda sarebbe stato comunicato qualcosa. Non è stato cosi».

Ma lei è coinvolto in qualche modo nella trattativa?
«No. Il futuro è tutto da vedersi. Quello che ho apprezzato è il silenzio di Vialli. Serietà. Non ci sono stati proclami, smentite… nessuno potrà mai contestargli di avere illuso la tifoseria».

Ma si sente con Vialli?
«Sì, anche un po’ più di prima. Però abbiamo parlato poco di questa trattativa».

Lei domenica aveva il dito social caldo. Ha postato anche quel messaggio “Empoli-Torino per favore mettiamo fine a queste buffonate” che le ha attirato l’odio di tanti tifosi genoani
«Dito caldo perché era il 19 maggio, giorno storico per la Sampdoria e i sampdoriani, perché abbiamo vinto il primo scudetto. Poi da appassionato di calcio ho visto l’Empoli battere il Torino 4-1. È stato percepito come un tweet anti-Genoa, non è vero. È stata una reazione a un qualcosa che mi ha infastidito molto… quell’accusa esplicita del presidente Preziosi (una buffonata, ndr) nei confronti della Samp dopo l’1-2 con l’Empoli. La società blucerchiata ha scelto il silenzio, io no. Se mi cerchi, mi trovi».

Una reazione da tifoso.
«Esatto. Il Torino che lottava per l’Europa ha preso 4 gol. Aggiungo che la Samp a Verona ha fatto una partita inguardabile. D’altra parte era successo in casa col Frosinone e ci giocavamo molto. O Preziosi porta le prove in procura o è meglio che stia zitto. È uno dei presidenti più esperti della A e sa che se a fine campionato dipendi dagli altri risultati, bisogna guardarsi allo specchio. E io lo so in prima persona».

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