Kownacki : “ho parlato solo 2 volte con Giampaolo, non ho ancora una risposta perché non ha creduto in me”

“Ho un carattere pesante , non me ne sto seduto tranquillo se so che non va tutto bene. A volte non penso nemmeno alle conseguenze, parlo e basta. Non mi devo scusare di essere vivo. Al contrario, ho fatto progressi perché mi so mordere la lingua adesso: una certa frase in un certo momento può complicarti la vita. Spero di rimanere qui, i primi contatti ci sono già stati. Sul campo ho dimostrato che sono affidabile e che farebbero bene a puntare su di me. Ho parlato con il presidente del Fortuna e anche con l’allenatore, mi hanno detto che faranno di tutto per tenermi. Mi hanno introdotto in Germania e mi hanno dato una chance»

Sulla Samp e Giampaolo: Mi sembrava logico che, se il mister fosse stato scontento di me, mi avrebbe preso da parte e detto due paroline. E invece non mi ha mai detto niente, abbiamo parlato in tutto solo due volte: quando sono arrivato alla Samp e quando l’ho lasciata. Non ho ancora una risposta sul perché non abbia creduto in me.

“Erano sei mesi che non giocavo e volevo andarmene. Ho avuto il permesso dal club, ma poi la Samp ha iniziato ad alzare il prezzo. Il Fortuna era già d’accordo su tutto, poi Caprari si è infortunato e improvvisamente sono diventato necessario, dopo una settimana di allenamenti individuali. Ero arrabbiato, non volevo andare neanche al campo per allenarmi: lo facevo, ma vedevo i miei compagni giocare con la palla, mentre io dovevo passare un’ora o un’ora e mezza tra corsa e palestra. Non era il massimo della vita. Ho chiesto di parlare con Giampaolo – e gli ho detto chiaramente che volevo andarmene».

Sull’allenatore Friedelm Funkel: «Avevo bisogno di cambiare aria, campionato. A dire il vero, sapevo che ce l’avrei fatta in Germania. Nel Fortuna gioco come ala e si punta molto sul contropiede, mi piace molto. All’inizio avevo un po’ paura dell’allenatore: pensavo, “62 anni, tedesco, probabilmente un sergente di ferro”, e invece Funkel si è rivelato eccellente sia come professionista sia come uomo. Ha dimostrato grande comprensione quando mia figlia è nata: dopo una partita sono andato 2-3 giorni in Polonia per vedere lei e la mia compagna. Ho passato notti insonne, perché Lena piangeva, e il mister lo ha capito perfettamente, è padre anche lui. Mi ha concesso pause quando ne ho avuto

bisogno, mi ha presentato alla squadra e mi ha sempre dato la sensazione di apprezzarmi e di aver bisogno di me. È stato un grande cambiamento in meglio per me, in Italia non ho avuto contatti con l’allenatore per un anno».

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