Accadde oggi: 14 luglio1993 arriva Ruud Gullit alla Samp. Uno spirito libero con le treccine

Ruud Gullit è una delle icone del calcio europeo a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. Di lui si ricordano, le vittorie, i colpi di testa, il sorriso e la schiettezza.

Non poteva passare inosservato con il suo fisico possente e le treccine, con la sua stazza riusciva sempre a sovrastare l’avversario e il gol era la naturale conclusione.

Credit: Allsport UK

Gullit, nato ad Amsterdam nel 1962, tira i primi calci nei dilettanti olandesi dei Meer Boys, esordisce nei professionisti con l’Haarlem nella stagione 1979/80, dove rimane tre stagioni (91 presenze e 30 gol) prima di passare al Feyenoord con cui dal 1982 al 1985 disputa altre tre stagioni collezionando 85 presenze e 30 gol nella Eredivisie olandese, vincendo uno scudetto e una Coppa d’Olanda nel 1984. Approda al PSV Eindhoven nel 1985/86 dove in due stagioni si impone alla scena internazionale con 68 partite e ben 48 gol in campionato (uno “score” da cannoniere), vincendo due scudetti e entrando a far parte della Nazionale olandese.

Al Torneo Gamper di Barcellona attira l’attenzione di un certo Nils Liedholm, che di lui dice: «È come Falcao». Nel 1986 è lo svedese a consigliare a Silvio Berlusconi di comprarlo «Un grande, possente atleta, può giocare in tutti i ruoli. Può fare il libero e il centravanti».

Arrivato al Milan Gullit nel bene e nel male (infortuni compresi), fa sempre notizia. I suoi gol, le sue partite, le sue polemiche, i suoi concerti, le sue dediche, le sue scelte di vita.Nel 1987 vince il Pallone d’oro, ai primi di gennaio 1988 a San Siro, dopo la sosta natalizia, è in programma Milan-Napoli: i rossoneri vincono quattro a uno, Gullit è devastante, il migliore in campo, segna e fa segnare e a fine partita dirà a Dieguito: “scusa, ti serve altro?”

Il Pallone d’Oro lo dedica a Nelson Mandela, il leader sudafricano. Il suo impegno sociale fa discutere. Come le sue prese di posizione con gli allenatori e con i compagni. È un ragazzone allegro e intelligente, e sa sempre toccare i tasti giusti. Tutto quello che fa e dice è mirato e raggiunge l’obbiettivo. Guadagna molto e molto spende.

Le sue performance in campo esaltano, fuori dal campo impegna molto i paparazzi e i settimanali scandalistici. Gullit è sempre in prima pagina. Anche per i divorzi, gli amori e i matrimoni. Si sposa tre volte: la prima con una compagna di scuola olandese, Yvonne; la seconda con Cristina, una ragazza di Lecco, ex fidanzata del pilota Ayrton Senna; la terza con Estrelle Cruijff, nipote di Johan, il mito dell’Ajax. Avrà cinque figli.

Sacchi lo ama, Berlusconi un po’ meno, forse schiacciato dalla forte personalità di Ruud. Ad un giornale olandese, nella stagione 1992-92, Gullit dichiara: «Berlusconi vanitoso come uomo e come presidente». I rapporti diventano difficili e Gullit, dopo la sconfìtta nella finale di Coppa dei Campioni contro il Marsiglia, lascia il Milan.

E’ così che, il 14 luglio 1993, arriva alla Sampdoria. Della Samp dice «E’ una scelta di vita». L’allenatore Boskov lo vede così: «E’ grande cervo che esce di foresta».

Anche con i blucerchiati si impone come uomo-squadra: segna 15 gol in 31 partite, di cui uno, decisivo, proprio contro il Milan.

E’ il 31 ottobre 1993 a Marassi, contro i rossoneri di Capello, si manifesta per l’ ennesima volta quel sesto senso unico, quell’istinto del killer che si materializza nel momento decisivo. Mancano dodici minuti alla fine, 2-2, palla al limite dell’ area e destro secco che si infila nell’angolino. Da ex rossonero avrebbe potuto contenersi, limitare la sua esultanza. E invece no. Corsa rabbiosa verso la gradinata blucerchiata. E uno sguardo alla panchina

Con lui la Samp arriva al terzo posto nel campionato di Serie A, vinto dai rossoneri, e vince la Coppa Italia.

La bellissima stagione ligure lo convince ad accettare la nuova corte del Milan. Berlusconi lo richiama: «Ruud torna, dimentichiamo quello che è successo». Torna ma non è più come prima. È il 1994, in estate aveva litigato con i dirigenti e i compagni della nazionale d’Olanda e aveva abbandonato il ritiro alla vigilia dei mondiali negli Stati Uniti. Anche in quell’occasione polemiche violente, attacchi, insulti e accuse di razzismo al commissario tecnico Dick Advocaat.

Il nuovo legame con il Milan dura poco, solo otto partite. In novembre Ruud torna a Genova, ancora Sampdoria. Ed è la sua ultima stagione. Ha trentadue anni, potrebbe giocare ancora, la Samp insiste per confermarlo, le richieste non mancano ma lui sceglie l’Inghilterra,  dove lo aspetta il Chelsea, che con Gullit e Vialli pensa di fare il botto.

A chi lo accusa di essere scappato dirà: «Io non sono mai fuggito, sono un olandese e noi olandesi abbiamo dentro lo spirito dell’avventura. Ho lasciato il Psv per il Milan. La Samp per il Milan. Ancora il Milan per la Samp. Io sono cittadino del mondo».

 

 

 

 

 

 

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