La magia ed il fascino di indossare la maglia numero 10

Da Aristide Coscia a Emiliano Rigoni.

Sono passati ben 68 anni da quando la maglia numero 10 Blucerchiata ha fatto la sua prima apparizione nei campi di calcio.

Una responsabilità, un punto d’arrivo, un traguardo importante, un’ambizione, una forza che preme sulle spalle e non tutti sono in grado di reggere.

Già perché avere la maglia numero 10 è come essere investito di un aurea magica capace di farti compiere anche l’impossibile.

L’ultimo a indossarla prima di Rigoni è stato Dennis Praet adesso al Leicester, con cui ha alternato grandi prestazioni a momenti di indecisione.

E poi ovviamente il grande e indimenticabile Roberto Mancini che dalla stagione 87′ alla 97′ ci ha consegnato nel museo Blucerchiato giocate e gol difficili da dimenticare.

Il grande Francesco Flachi con le sue rovesciate degne di un tale peso e responsabilità.

I colpi di testa di Giampaolo Pazzini che ci hanno portato in Champions League.

Le giocate di Ortega, l’estro di Bruno Fernandes ancora poco esploso, per poi passare a Dossena, fino ad arrivare anche al grande Luca Vialli che nella stagione 89-90 indossava la 10 fece 17 gol.

Una storia dunque di onore e responsabilità che anche oggi, a distanza di anni, non perde il suo fascino e la sua magia.

Un numero che se indossato ti permette di compiere prodezze, proprio come diceva Van Basten: “Sono un calciatore normale che ogni tanto fa cose eccezionali.”

Paolo Bardetta

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