Samp-Brescia e quel coro partito da “Boso”che trascinò i blucerchiati alla vittoria.

I precedenti in serie A di Samp-Brescia non sono molti, infatti dal 1946 ad oggi sono stati solo 11, ma quello del 7 maggio 1995 viene ancora ricordato e raccontato.

I blucerchiati di Eriksson, come riporta il Secolo XIX,  quella domenica erano reduci da una doppia batosta, la dolorosa eliminazione dalla Coppa delle Coppe in quella sciagurata semifinale con l’Arsenal e la sconfitta nel derby per 2-1, proprio sette giorni prima.

C’era aria di contestazione allo stadio, la squadra venne fischiata all’ingresso in campo e in partita le cose si complicarono subito perché dopo appena 2 minuti Neri portò in vantaggio gli ospiti.

Sampdoria in difficoltà, in giornata no diversi senatori tra cui Gullit, Vierchowod e Lombardo. A inizio ripresa Corini, attuale tecnico del Brescia, spedì sulla traversa sotto la Nord il rigore del possibile 2-0.

Ma qualcosa accadde in Gradinata Sud, dove improvvisamente emerse la figura di Claudio Bosotin, che, ascoltato da noi ricorda: «sentendo lo stadio silenzioso andai nella Sud dai tamburi e cominciai a cantare con il megafono e a me si unirono pian piano i vecchi Ultras, Francesca e Ludovica Mantovani abbandonarono la tribuna per trasferirsi nella Sud, a cantare in mezzo a noi».

Allora Bosotin era il magazziniere della squadra, e, a torso nudo, megafono in mano cominciò a cantare un motivo storico della gradinata doriana, «E se c’è la luna ci porterà fortuna/ Forse si vincerà / Chi si accontenta gode e perderà/ E allora vinci Sampdoria la strada è lunga / Chi si accontenta gode e perderà / Guarda quei ragazzi fan cose da pazzi / Per la loro squadra in A/ Chi si accontenta gode…».

Quella domenica quel motivo partito come una nenia diventò un coro trionfale e via via sempre più potente che finì con il conquistare tutto lo stadio.  agli Ultras. E ancora oggi il ricordo di quel pomeriggio fa tornare i brividi a chi c’era. In campo intanto la Samp si mise improvvisamente a giocare. E una doppietta di Platt in quattro minuti, dal 42’ (su rigore) al 46’ (di testa, assist di Gullit) firmò una vittoria insperata e memorabile. A fine partita il presidente Enrico Mantovani andò sotto la Gradinata per ringraziare i tifosi. Che, secondo i ricordi di chi c’era, continuarono a cantare “Chi s’accontenta gode…” per almeno un’ora.

La foto di Platt con la faccia trasfigurata dall’urlo liberatorio alla “Tardelli Mondiale 1982” mentre correva verso la Sud venne pubblicata su tutti i giornali: «La mattina dopo – raccontò l’inglese, che proprio in quelle ore aveva prolungato il contratto con Mantovani – sono andato a fare colazione nel solito bar, la proprietaria mi ha chiesto, “Ma era proprio lei?”. Se ci fosse stata la pista attorno allo stadio mi sarei sfogato correndo, ma non c’è e allora ho dato un calcio a un cartellone pubblicitario (della Elce Arredamenti, ndr). Non era il mio sponsor, non vorrei essere citato per danni».

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