UTC: “Liberi di tifare”, il comunicato.

Ci risiamo. L’ennesimo caso di ipocrisia, mal gestione ed abuso nei confronti del tifo organizzato. Come avrete potuto notare durante l’ultima partita in casa abbiamo deciso di non portare allo stadio i nostri strumenti di tifo. Per un periodo di quasi due anni, tamburo e megafono hanno fatto rivivere momenti che, a chi su quei gradoni ci lascia il cuore, mancavano da un decennio, ed allora forse vi starete chiedendo la motivazione di questa rinuncia. Per capire meglio la nostra decisione è opportuno fare qualche piccolo passo indietro.

Dopo gli scontri di Catania in cui perse la vita Raciti, il giro di vite sugli ultras è stato devastante. La Tessera del Tifoso in primis ed altre leggi mirate ad ostacolare il tifo organizzato ci hanno privato di tutti quei mezzi tramite cui esprimevamo il nostro sostegno alla squadra e tramite cui guidavamo il tifo del nostro settore, costringendoci a non poterli più utilizzare se non previa autorizzazione della questura. Fantascienza per noi, nati liberi e mai disposti a scendere a compromessi pur di difendere i nostri ideali.

Negli anni a venire, dopo aver sempre combattuto in prima linea per vivere lo stadio come piace a noi, la situazione è andata via via migliorando. Siamo arrivati ad una riapertura delle trasferte e, seppur non con una modifica definitiva della legge in merito, ad una riammissione all’interno degli stadi degli strumenti di tifo. Riammissione attuata senza richiesta di autorizzazione ma, proprio come avveniva una volta, individuando una figura di responsabile per gli strumenti introdotti.

Il discorso invece è sempre rimasto fermo per quel che riguarda lo striscione del gruppo. La nostra balconata difatti rimane vuota, priva di ciò che per noi è la vita. Per gli striscioni temporanei, quelli comunicativi tanto per capirci, la prassi delle forze dell’ordine è sempre stata quella di controllare all’ingresso la frase riportata, al fine di accertarsi che non fosse discriminatoria, ad esempio. Fino a qui tutto bene. È da qui in poi che arriviamo al nuovo punto di rottura.

Monitorando sempre ciò che accade intorno a noi e non solo nella nostra realtà, ci siamo accorti ed abbiamo successivamente accertato che la presa di responsabilità ha ultimamente assunto la valenza di un’autorizzazione, mettendo così a tutti gli effetti nelle mani della questura uno o più ragazzi del gruppo. Se dovesse verificarsi un episodio non gradito all’interno dello stadio, come uno striscione di protesta o un coro non partito prettamente dal gruppo, possono pagarne le conseguenze i lanciacori e coloro che facendo entrare uno striscione di sostegno alla squadra vengono di conseguenza ritenuti “organizzatori del tifo” ad esempio, che rischiano così in prima persona multe e diffide. Tutto ciò è assurdo.

Noi non possiamo sapere che cosa ha in tasca o che cosa ha nella mente ogni singolo individuo che viene allo stadio. Noi possiamo evitare situazioni che compromettano la maturità della tifoseria. Lavoro che fino ad ora è stato svolto in maniera sempre attenta. Possiamo garantire il nostro impegno nel ristabilire “l’ordine” nel caso in cui questo dovesse venire mai a mancare ed allo stesso tempo è dovere nostro mettere mani avanti per salvaguardare il gruppo e tutti i suoi componenti.

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