Gabbiadini: “Il mio sinistro è un dono di natura, capisco subito se sarà un bel tiro. Il fatto che non rido mai non è vero.”

Manolo Gabbiadini ha rilasciato una lunga intervista sulle pagine del Secolo XIX, queste le sue parole:

Signor Gabbiadini chi è quel giocatore flemmatico dal sinistro killer? «Ho già capito…Ormai lo conoscono tutti, è il mio punto di forza. Bisogna dire che va anche a compensare alcune mie lacune tecniche, come il colpo di testa e il destro».

Visto che ormai va in automatico, lo allena ancora? «Penso che si possa migliorare sempre, fino all’ultima partita della carriera. L’ho sempre avuto. È stato un dono di natura, pur scrivendo con la mano destra, il mio primo calcio a un pallone l’ho dato di sinistro. La storia la racconto sempre, a 6 sei anni vado a fare un provino per la squadra del mio paese, mi porto i guanti da portiere perché voglio fare il portiere. Problema, i portieri sono già 4 e allora mi dicono vai un po’ a tirare… tiravo già forte, e da 11, ciao portiere».

Quando gli arriva la palla sul sinistro? «Se posso tirare, lo faccio. Capisco subito se sarà un bel tiro o no. Dal suono, dalla sensazione dell’impatto. E poi da quanto è gonfia la palla, da quanto è alta l’erba. Magari sono delle mie cose mentali e non c’entrano niente, però è così. La palla, ad esempio, fosse per me prima di calciare una punizione la controllerei con il manometro. Mi piace una via di mezzo, non troppa gonfia, non troppo sgonfia. L’erba deve essere giusta, con il Sassuolo l’ultima volta a Marassi era un po’ troppo alta, nel primo tempo ho provato a fare due lanci e ho fatto fatica ad alzarla».

A Torino pensavamo potesse calciarla lei la punizione del gol… «In effetti… gliel’ho anche chiesto a Ramirez, la tiri tu?”. Quella d’altra parte è la sua mattonella. Non ha preso la rincorsa per alzarla ed è finita nel sette. lo l’avrei calciata in un altro modo, più di potenza. La mia mattonella è un po’ più distante dalla porta. Comunque mi sono messo Iì vicino a Gaston, ho pensato “magari all’ultimo non se la sente… “. E in effetti il Torino pensava me la passasse, ho anche fatto il movimento per ingannare la barriera. Mi hanno mi raccontato che alcuni commentatori hanno detto “da 11 non può segnare”… lo avevano detto anche per la punizione di Messi con il Liverpool in Champions».

Una statistica racconta che più del 70% delle sue conclusioni è da fuori area. «Fuori area i marcatori tendono a lasciarti più spazio. Mi piace la conclusione a sorpresa, tirare quando pensano che non posso farlo. La sorpresa mi fa guadagnare un tempo di gioco. Il gol di Bologna ad esempio. D’altra parte se quella percentuale fosse riferita ai miei tiri in area, di reti ne avrei segnate decisamente di più. Il gol che mi è piaciuto di più l’ho segnato con il Napoli a Frosinone. Poi ci sono altri tipi di gol che mi danno soddisfazione. Quelli nei derby. L’ultimo è stato molto apprezzato dalla critica, ma dal mio punto di vista è stato facile. Linetty mi ha dato benissimo la palla proprio sul sinistro e non ho nemmeno dovuta stopparla. Per me semmai l’impresa è segnare un gol di testa, l’ultimo l’ho fatto quasi 4 anni fa. E comunque il mio primo gol nella Samp l’ho segnato proprio di testa, in quell’amichevole con il Marsiglia al Ferraris, su cross di De Silvestri».

Senta, del Gabbiadini flemmatico che dice? «Sono cose che si dicono, che fanno parte dei luoghi comuni. Il fatto che non rido mai… non è vero. Anzi quando lo sento dire mi faccio una risata. E vero però che non riesco a ridere a comando, quando qualcuno mi dice “sorridi”, mi chiudo. Potete chiedere ai miei compagni se sono uno flemmatico. Anche in campo. Penso di correre e rincorrere senza risparmiarmi. Magari non dimeno La testa quando corro, ma non ci riesco. La scena non fa per me. E se vado a schermare i centrocampisti avversari e non a fare pressing alto sul difensore, è perché eseguo le direttive dell’allenatore. Certe critiche su di me, sulla mia supposta calma, non sono giuste. lo ho la coscienza a posto e penso di dare sempre il mio contributo».

Certo non le salterà mai il tappo alla Ramirez… «(risata) Ne ho parlato a Gaston, gli ho detto di tranquillizzarsi, perché rischia di penalizzare non solo lui, ma anche io anche mi incacchio. Solo che la maggior parte delle volte non lo do a vedere. Altresì… dopo quel rigore che l’arbitro non mi ha fischiato con il Sassuolo ho perso La pazienza. Almeno si usi il Var per rivedere l’azione. Quando ho sbagliato un gol facile a Milano, eccome se me la sono presa con me stesso, fino dentro gli spogliatoi. Il mister e i compagni mi apprezzano questo vale tantissimo per me. E se qualcuno vuole leggere e interpretare a modo suo il mio carattere, pazienza. Non posso fare niente».