Mercoledì riunione dei presidenti: tante ipotesi e nessuna certezza.

Il calcio italiano, quello di Serie A, è fermo al palo dopo aver chiesto le porte chiuse per rifiutarle poche ore dopo.
Nelle ultime ore la tela per rimettere ordine al calendario è stata fatta e disfatta più volte, con il destino di Juve-Inter al centro di tutto. Perché non giocarla mercoledì o giovedì al posto delle semifinali di Coppa Italia? Idea condivisa dai vertici della Lega di Serie A e anche dal presidente del Coni Giovanni Malagò, ma non dal club nerazzurro per colpa di uno stadio aperto, ma non ai tifosi nerazzurri in arrivo dalla Lombardia. E, allora, perché non
metterla in agenda lunedì prossimo, insieme alle altre cinque partite non disputate nell’ultimo turno di campionato (Udinese-Fiorentina, Milan-Genoa, Sassuolo-Brescia, Parma-Spal e Sampdoria-Verona) ?

Fino a domenica saranno in vigore le restrizioni per Lombardia, Veneto ed Emilia. I tempi sono stretti per via dei Campionati Europei che scattano a fine stagione.

l’Inter non ha digerito, fin da subito, lo slittamento a maggio della gara con la Juve parlando di «campionato falsato…». Immediata la replica al veleno dí Dal Pino: «Avevamo proposto all’Inter di spostare la partita da domenica a lunedì per giocarla a porte aperte, ma ‘Inter – cosi il presidente di
Lega – si è rifiutata ed ora non parli di stagione falsata: io tutelo gli interessi dell’intera categoria, Marotta rappresenta le esigenze di parte e trasmettere l’immagine di gare in stadi vuoti sarebbe un pessimo biglietto da visita per il Paese».
Botta e risposta. E un nuovo affondo perché Marotta ha bollato come «impraticabile e provocatoria la proposta per tre motivi. Primo: sarebbe andata contro la logica della tutela della salute pubblica presupponendo, di fatto, la scomparsa dell’allarme Coronavirus. Secondo: lo Stadium sarebbe stato aperto solo ai tifosi juventini. Terzo: le possibili rimostranze della Rai che detiene i diritti tv della Coppa».