Gabbiadini: “Positivo? Non ci credevo. Il calcio poi ripartirà e sarà bellissimo, ora la salute è prioritaria”.

Una delle caratteristiche di Manolo Gabbiadini è la tendenza a non enfatizzare nulla. Se mette la palla all’ incrocio da 30 metri. al massimo dirà che è stato un bel tiro. È fatto così. questione di carattere: la genuinità e la semplicità di un ragazzo profondamente buono nell’animo. Manolo è stato il secondo giocatore della Serie A dopo Rugani a risultare positivo al coronavirus. Oggi racconta come sono stati i primi momenti di incertezza. come sta vivendo la quarantena in famiglia a Nervi (con la moglie Martina e i figli Tommaso e Nicolò), cosa lo ha fatto riflettere e magari spaventare considerando anche che Gabbiadini è nato nella provincia di Bergamo e li vivono i suoi genitori. Anche questa volta il giocatore della Sampdoria non enfatizza nulla, ma sottolinea una serie di concetti importanti

Manolo. quando ha avuto i primi sintomi? «Ho sentito un po’ di febbre la sera di martedì 10. ma non ho pensato al virus. Quella notte ho dormito male. mi sono svegliato spesso e al mattino mi girava la testa ma non ero caldo. Ho misurato la febbre solo per scrupolo e avevo 37,5. Ho chiamato il dottor Baldari della Samp. ma anche in questo caso non ho pensato al virus. Martina, mia moglie, mi ha suggerito di chiedere il tampone: a casa abbiamo due bimbi piccoli. Il dottore è venuto a farlo e ci siamo dati appuntamento al giorno dopo. Giovedì stavo benissimo, era passata la febbre. Alle 15 mi ha chiamato il dottore per dirmi che ero positivo».

Cosa ha pensato? «Gli ho chiesto se stesse scherzando. anche se era ovvio che fosse serio. Non me l’aspettavo perché la febbre era passata subito. E da quel momento ho cominciato davvero a riflettere sul coronavirus. Se il dottore mi avesse detto di aspettare ancora un giorno prima di decidere se fare il tampone, non gliel’avrei più chiesto visto che mi sentivo molto bene. E magari,  pensando di non essere positivo, sarei andato a comprare la frutta sotto casa rischiando di trasmettere il virus a un anziano in modo assolutamente inconsapevole: un pensiero bruttissimo, che mi tormenta. Ho capito che ci sono tanti positivi che nemmeno lo sanno e allora la battaglia si vince solo in un modo: rispettando le direttive e restando a casa. lo non ho competenze politiche o sanitarie. però probabilmente chiudere davvero tutto per quindici giorni sarebbe stato giusto».

Martina. Tommaso e Nicolò come stanno? «Bene. per fortuna. A me è rimasta una tosse fastidiosa e un po’ di raffreddore. Ma adesso non sottovaluto più nulla: bisogna essere prudenti».

Nei giorni precedenti aveva pensato al rischio di contagio? «Credo che tutti avessimo un po’ sottovalutato il problema. Era difficile prevedere un’epidemia cosi grave. E vero che noi siamo sempre in pullman, in hotel, a contatto con persone che non conosciamo. Ma a queste cose pensi solo dopo e comunque io non posso sapere come mi sono contagiato».

Tommasi aveva ragione a chiedere la sospensione? «Non mi piace entrare nel merito di decisioni altrui anche perché penso non fosse facile stoppare il campionato. Però col senno di poi credo proprio che avesse ragione lui: la salute è prioritaria».

l’ultima partita della Samp. In casa contro Il Verona. è stata surreale: a porte chiuse e con il rischio di non giocare fino all’ultimo. «Eravamo in hotel quando abbiamo visto che Parma-Spal non iniziava e abbiamo ipotizzato che non avremmo giocato. Poi siamo andati allo stadio e già è stato brutto il riscaldamento: nel silenzio. Abbiamo cercato la concentrazione pensando all’importanza della partita. per fortuna abbiamo vinto. ma è stato davvero bruttissimo. Pensi che la mia prima panchina in Serie A era stata a porte chiuse: Juve-Atalanta del maggio 2009. Ma quel giorno io ero felice lo stesso. Stavolta no».

A proposito dell’Atalanta. lei è nato vicino a Bergamo. In provincia, a Bolgari vivono i suoi genitori e altri parenti e amici. E preoccupato per loro? «Sono preoccupato per loro e per tutti i bergamaschi. Li davvero non esce nessuno: aprono le finestre e sentono solo ambulanze. l miei genitori stanno bene. Sono chiusi in casa, non si muovono. Parlo con loro tutti i giorni, cerchiamo di non perdere mai la serenità. Li ho visti quasi un mese fa l’ultima volta. Ma penso ogni giorno ai medici e a tutte le persone che lavorano in ospedale. È una situazione molto pesante e pericolosa».

Com’è la vita in quarantena? «Noi quattro siamo chiusi in casa, per legge. Facciamo la spesa on linee se abbiamo bisogno di qualcosa ci portano tutto a casa. compresi i farmaci. Per fortuna abbiamo un piccolo giardino e Tommaso può svagarsi. Ma per lui non è semplice: fino a qualche giorno fa è stato bravissimo. adesso comincia a chiedere più spesso di uscire. di tornare alla sua routine. Nicolò ha solo 10 mesi. sta imparando ad alzarsi e a camminare. Quindi gli vado dietro per evitare che sbatta la testa. l bimbi fanno passare velocemente le giornate. Solo la sera quando vanno a dormire resta un po’ di tempo per la tv o per qualche film».

Cosa prevede II protocollo? «Devo fare obbligatoriamente 14 giorni di quarantena e poi, prima di uscire, dovrò seguire le indicazioni ed eventuali controlli in base a quello che mi dirà il dottore».

Si tiene in forma in qualche modo? «Solo allungamento per la schiena. Non posso fare sforzi in questo periodo e non voglio nemmeno farli perché come dicevo prima non bisogna sottovalutare nulla».

Pensa già alla ripartenza del campionato? «Per adesso no perché ci vorrà ancora un po’ di tempo e la battaglia più importante da vincere è quella contro il coronavirus. I campioni sono i medici, gli scienziati, gli infermieri: tutti quelli che stanno lottando per noi. Il calcio poi ripartirà e sarà bellissimo. Il rinvio dell’Europeo apre una finestra importante nel calendario: adesso battiamo il virus poi torniamo a sfidarci sul campo».

Dove la sua Samp dovrà conquistare la salvezza. «la Samp si sta confermando una famiglia. Ci sono stati tanti positivi. compreso il dottore che adesso sta meglio. Siamo tutti in contatto via chat e sappiamo che quando riprenderemo a giocare dovremo dare il massimo per raggiungere il nostro obiettivo. Tutti insieme. con la società. abbiamo aderito a un progetto benefico a favore dell’Ospedale San Martino. Siamo distanti ma uniti anche noi e sa cosa le dico? Quando tutto questo finirà ci godremo di più la nostra Italia che é bellissima. A volte ci perdiamo dietro a stupide rivalità di ogni genere, ma poi ci sono delle situazioni che ci fanno riscoprire più uniti e forti di prima. I nostri nonni o bisnonni hanno fatto la guerra, noi dobbiamo solo stare attenti e seguire le direttive per battere il virus. Dobbiamo farlo per noi, per le nostre famiglie e per i medici che si stanno sacrificando tantissimo per tutta la popolazione E il loro sacrificio deve essere ripagato»

La Gazzetta dello Sport