Tonelli: “Sto con i bimbi e dipingo con gli acquerelli. Riprendere? Ci vuole massima sicurezza per noi e per i cittadini”.

Lorenzo Tonelli si era appena conquistato un posto da titolare nelle ultime 5 partite (7 punti conquistati) e ora si ritrova isolato anche se lui non risulta tra i blucerchiati  positivi al coronavirus. Qui si racconta in un’intervista al Secolo XIX.

Come vive il momento? Paura, ansia, ci racconti. «Non sono il tipo che si lascia prendere dal panico, ovvio che la preoccupazione è soprattutto per i miei figli, Matia e Sofia, però credo che si debba sempre reagire alle difficoltà e non assecondarle»

Come passa il tempo? «Passo molto più tempo con loro, i bimbi, la maggior parte della giornata giochiamo. In più mi sono messo a dipingere con gli acquerelli, ovviamente il risultato è un disastro, però ho notato che mi rilassa molto».

Con compagni e mister Ranieri vi sentite? «Sì. tutti i giorni avendo un gruppo su whatsapp. Ci teniamo aggiornati sulle condizioni di tutti, sugli allenamenti fatti e da fare, persino sulla spesa. La preoccupazione c’è stata, negarla sarebbe da ipocriti, però per fortuna nessuno di noi è in situazioni preoccupanti, stiamo tutti abbastanza bene, quindi spesso cerchiamo anche di sdrammatizzare con qualche battuta o video o una vignetta che ci fa sorridere».

Finirà questo campionato o è già finito? «Non so che provvedimenti saranno presi, sento e leggo che c’è la volontà di proseguire le competizioni sospese ma il tutto deve essere fatto nella massima sicurezza per tutti, noi calciatori ma anche i cittadini e tutti quelli che lavorano intorno al calcio. Lo dico da calciatore, ma anche da figlio e nipote di medici, che oggi in Italia si stanno tutti comportando da autentici eroi».

Somiglianze tra questa quarantena e quella per recuperare da un infortunio? «E molto diverso. Questo clima di incertezza crea una sorta di stop anche a livello mentale. Quando sei infortunato l’obiettivo è rientrare il prima possibile, ora cerchi di non perdere la condizione fisica ma prepararti senza sapere se e quando si giocherà, e dura».

Si può restare in forma con uno stop così lungo? «Credo sia impossibile però con qualche attrezzo si può fare un allenamento quotidiano. Abbiamo programmi personalizzati, li verifichiamo coi preparatori, la società ha fatto un grande sforzo per fornirci gli strumenti per lavorare da casa.

La Samp con lei ha trovato un leader. In campo si vede che parla, sprona, quando serve picchia. Si sente un trascinatore?
«Cerco di dare il massimo, se questo viene preso ad esempio e sprona i compagni ne sono orgoglioso: sempre interpretato così a mio lavoro e il mio ruolo.

È arrivato a gennaio dal Napoli dopo un braccio di ferro in cui lei ha tenuto duro volendo la Samp: contento di essere tornato? «Era come se avessi lasciato qualcosa di incompiuto Volevo dimostrare che si erano sbagliati su di me e sulle mie condizioni fisiche. E il gruppo è davvero speciale avreste dovuto vedere la reazione quando abbiamo aderito alla raccolta fondi per il San Martino.Ora invitiamo tutti a farlo: aiutiamoli restando a casa e con le donazioni».

E giusto che i calciatori sì decurtino gli stipendi? «Non mi piace parlare pubblicamente di soldi e ora é ancora più inopportuno. Ognuno deve fare la sua parte sperando che tutti, imprenditori e dipendenti, alla fine di questa incredibile crisi escano con meno perdite possibili. Sarà dura. lo capisco. Nel calcio come in altri sport ci sono diversi livelli, anche di retribuzione, ci sono molti atleti in Italia con stipendi simili a quelli di lavoratori comuni».

Lei e sua moglie Claudia siete molto social e istrionici, questa quarantena è dura o piacevole? «Per fortuna andiamo molto d’accordo! In più c’è sua sorella Martina qui con noi a Genova e la distrae parecchio, quando ha voglia di rompermi le scatole Quindi direi che tutto sommato la situazione ha trovato un suo equilibrio e le cose in casa vanno molto bene. Ovvio che non mancano le piccole discussioni, io sono un bel rompipalle».