Ranieri: “I tifosi con il Lecce mi sono piaciuti da morire, così si tifa. Lì è scoccata la scintilla”.

Claudio Ranieri non ha dubbi. È stato categorico nell’intervista a
Repubblica: «Resto alla Samp anche nella prossima stagione. Ho
un anno di contratto ed empatia totale con l’ambiente, società,
squadra, tifosi. Rimango sicuro. Sempre che il presidente Ferrero sia d’accordo…».

Un legame, felice, che Ranieri ha anche con Genova. L’allenatore vive ad Albaro, a due passi dal centro città. Dal 10 marzo, «da quando sono rientrato a casa dopo l’ultimo allenamento», non esce, si fa pure portare la spesa a
domicilio, «accetto le regole, le disposizioni del Governo e non sgarro», afferma, precisando di non essere più tornato a Roma e raccontando la sua quarantena genovese fra le mura domestiche con la moglie Rosanna.

Ma prima (e non vede l’ora di farlo anche dopo) aveva respirato a pieni polmoni l’aria cittadina, del quartiere in cui vive,ma anche delle vie del centro e dei vicoli. «Perché – spiega – nella mia carriera mi sono sempre comportato così, non ho mai vissuto da isolato, ho sempre voluto risiedere nel cuore della città in cui lavoro, assorbire il suo spirito, sentire addosso la pressione, avvertire il calore della gente, conoscere l’umore dei tifosi. Se guidare una squadra può assomigliare ad una missione, credo sia il modo migliore per portarla avanti. E poi Genova è una città meravigliosa. Il mare, qualità scontata, e per me che ho vissuto tanti anni in Calabria per nulla secondaria, ma non solo: l’ospitalità delle persone». Pensare che i genovesi spesso passano per “musoni”. «Io non ho trovato ritrosia, solo modi amichevoli».

Ranieri non ama vantarsi di ciò che non è. «Sarò andato una volta o due al supermercato, in condizioni normali, con gli allenamenti, mi manca il tempo». Però è bastato il gesto, da uomo normale, per farlo entrare in sintonia con la gente comune. Al resto, per l’affetto dei tifosi, ha pensato il calcio, la risalita in classifica. Empatia assolutamente reciproca. «ln carriera ne ho visto tante, ma i tifosi della Samp sono riusciti a sorprendermi. La scintilla con loro è nata
nell’1 a 1 con il Lecce a Marassi, mia terza partita. mi sono piaciuti
da morire. Eravamo ultimi, stavamo perdendo uno a zero, non hanno mai smesso d’incitarci. Non un fischio, solo cori. Hanno soffiato alle nostre spalle, il gol allo scadere, più che Ramirez, lo hanno segnato loro. Poi, al fischio finale, disapprovazione totale. Avevamo pareggiato, la squadra aveva dato tutto, io ero contento, loro no e lo hanno dimostrato. Così si tifa: durante la gara si aiuta la squadra, poi, se non è piaciuta, si contesta».

foto Di Marzio
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