Ripresa a porte chiuse, questo il futuro prossimo. Ranieri: “Irreale, le porte chiuse sono la morte del calcio”

«Irreale, le porte chiuse sono la morte del calcio», aveva sentenziato Claudio Ranieri alla vigilia del match vittorioso con il Verona al Ferraris. «I tifosi ci vedranno comunque in televisione e noi li immagineremo perché siamo in simbiosi, sentiremo comunque il loro calore».

Il futuro è il campionato da concludere con le ultime 12 giornate più recuperi oppure l’alternativa playoff-playout, ma in ogni caso si giocherà in stadi vuoti. Un’anomalia per il calcio, almeno quello che abbiamo conosciuto finora.

La storia dei precedenti è abbastanza limitata, per la Samp i tifosi hanno un’importanza considerevole e pensare al Ferraris vuoto fa venire il magone. Una vittoria recente, una sconfitta 7 anni fa. I precedenti a porte chiuse per la Samp, come ricorda Il Secolo XIX, sono solo due, troppo pochi per poter parlare di “andamento” quando manca il pubblico.

Nel marzo del 2013 a Cagliari la Samp di Delio Rossi uscì sconfitta 3-1 dai rossoblù di Pulga con tripletta di Ibarbo e rigore di Maxi Lopez. Quel giorno si giocò senza pubblico perché il famigerato Is Arenas non aveva ancora l’agibilità. L’altro precedente è invece recentissimo e fa sorridere: poco più di due mesi fa, l’8 marzo scorso, al Ferraris la Samp ha battuto l’Hellas Verona grazie alla mini remuntada firmata dal solito Quagliarella (doppietta; 2-1 il finale). Tutto qui, nella storia recente del club non si trovano altri match senza pubblico.

Da Ranieri a Ferrero a Quagliarella ai tifosi doriani, però, le porte chiuse sono considerate l’anti-calcio. «Ora finiremo per giocare in estate, a luglio, alle ore 21, senza pubblico. Ma che senso ha? La cosa più bella di una partita sono i tifosi, per questo sono stato tra i primi ad oppormi alla ripresa» ripete da mesi il Viperetta. E pure capitan Quagliarella la pensa così: «Giocare a porte chiuse è un altro sport. A inizio partita non puoi dare la mano all’avversario, mi viene da ridere, mi lascia perplesso…».