Pedersen: “Damsgaard, è un talento raro. Ha lavorato duro e ora è al top”

Pedersen ha 57 anni, allena da una vita ma non ha dubbi: “Mi ricordo bene di Michael Laudrup”. “Nei primi anni ’80 era in Superligaen, appena prima di passare alla Lazio e alla Juve: non ho più visto un giocatore come lui. Fino a Damsgaard”. Giusto per mettere un po’ di pressione al ragazzo. “Ah, ma lui non la sente. In campo non si spaventa davanti a nulla. E anche in allenamento sa il fatto suo: è una persona tranquilla, ma con delle idee di calcio che gli piace esternare. Se non è d’accordo con una scelta tecnica, non si fa problemi a dirlo. Qui al Nordsjaelland il confronto è normale. Chissà alla Samp”.

Ma Mikkel ha trovato subito il feeling con Ranieri. L’intesa con l’inglese ha accelerato le tappe, quella con il pallone ha fatto il resto. Maglia numero 38 (la 27 che aveva in Danimarca è dell’intoccabile Quagliarella) e pedalare. “Dopo il gol contro la Lazio ha fatto una chiamata su FaceTime con i suoi vecchi compagni”, racconta Pedersen. “Hanno scherzato, lui ha parlato un po’ del calcio italiano, poi sono intervenuto io per fargli i complimenti. L’ho visto bene, maturo”.

La vera svolta era arrivata un anno fa. “È sempre stato un giocatore completo, le sue qualità si vedono appena tocca palla”. Ma… “Fino al 2019/20 non aveva mai segnato tantissimi gol: su quel fondamentale era indietro. Così dopo ogni allenamento ha iniziato a fermarsi al campo da solo. E tirava in porta, fino a quando si spegnevano le luci”. Mentalità vincente. “Lo scorso novembre in campionato, Damsgaard si è sbloccato con una gran conclusione dai 25 metri: lì ha realizzato davvero qual è il suo potenziale”. 2 reti nelle sue prime due stagioni da professionista, 11 in quella appena conclusa. Crack servito.

Di Marzio

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