L’ultimo saluto a Campomizzi, uomo d’altri tempi e grande cuore blucerchiato.

Un grande cuore blucerchiato ha smesso di battere. È quello di Giacomo Campomizzi, classe 1933, che ha dedicato gran parte della sua vita ai colori blucerchiati. Prima da ragazzino, vestendo quella maglia e coltivando il sogno di poterla onorare anche in Serie A. E poi da
collaboratore di campo, a titolo volontario. La storia della sua vita è quella di un uomo d’altri tempi. Gentile, sensibile, si fa ben volere da tutti. Calcisticamente cresce nella Corniglianese del dopoguerra, e lì si fa notare dalla Samp che lo fa giocare in alcune partite con le riserve. Al momento del salto però fa una scelta dolorosa ma necessaria, andare a giocare a Cairo Montenotte, società che gli trova
lavoro al Delta, la vecchia Italsider. A Cairo passa quasi tutto il resto della carriera per poi rientrare a Genova e chiudere alla Garel Edera (l’Edera Prà), negli anni Sessanta.

Quindi comincia la collaborazione con il Gruppo C. Nel 1984, il Gruppo C diventa Levante C, apre anche il Nagc (nucleo addestramento), Campomizzi ne è il responsabile. Il suo percorso prosegue nella Levante C Pegliese e poi nel 1988 nella Pegliese Rostkafè, di cui cura il settore giovanile e la scuola calcio G.B. Rocca, che diventa punto di riferimento della Samp e il cerchio si chiude.

Nel 1990, con la leva ’76 della Levante allo stadio Ullevi di Goteborg (lo stesso della Coppa delle Coppe della Sampd’oro) vince il trofeo Gothia Cup, importante torneo internazionale giovanile. In quella formazione giocava anche Vagnati, ds del Torino.

E poi, il Ferraris. Dagli anni Ottanta a oggi con vari incarichi durante le gare della Samp come collaboratore della società. Avanti con gli anni avevano trovato questa formula dell’addetto alla sala stampa, figura discreta e silenziosa che affiancava i tecnici durante le conferenze.

L’arrivo del Covid lo aveva messo in difficoltà, non riusciva ad “ambientarsi”in questo periodo drammatico. Viveva ogni giorno con la speranza di potere tornare al Ferraris. «Meno male che c’è la Samp, sennò non so come farei». Una brutta caduta lo ha sconfitto. Resterà per sempre esempio di serietà e sampdorianità. I funerali dopodomani alle 8.30 nella chiesa S. Stefano a Borzoli.

Il Secolo XIX

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