M. Orlandi: “La mia Samp vino e salame. Mantovani un signore, mi cedette, ma ammise l’errore”.

Maurizio Orlandi, 68 anni domenica prossima, «Classe 1953» precisa lui, racconta al Secolo XIX diversi aneddoti del suo periodo blucerchiato.

Maurizio è stato il primo capitano della Samp di Paolo Mantovani.«Un signore, un presidente fantastico… quasi
tutti i giovedì cenavamo insieme, lui, io e Ferroni. Non l’avevo presa bene lasciare la Samp (estate 1981, ndr), ma c’era una nuova dirigenza e aveva scelto di mandarci via in 6 o 7».

Che le è rimasto della Samp? «Il tifo, vedo quasi tutte le partite. E soffro, come nella scorsa stagione.
Tantissimi legami forti, come con Pinuccia Sardella (storica segretaria di Mantovani, ndr). E con qualcuno dei miei vecchi compagni, Bresciani, Ferroni, Redeghieri. Una marea di ricordi di quel calcio là. Si doveva soffrire…Belli e brutti, come i derby vinti e quelli persi. Da dove inizio… da quella volta che Bersellini ci ha tenuti in ritiro precampionato alla Margara per 50 giorni. Un campo da golf nel
nulla. Lì vicino abitava un dirigente del Torino amico del terzino Fossati. La sera si andava là per mangiare due fette di salame, due pasticcini e bere un bicchiere di vino. Rientro alle 22. Una sera troviamo Bersellini, furibondo, pensava che fossimo andati in un night-club poco
distante:”Domani tornate a Genova”. Eravamo io, Fossati, Bedin e Zecchini. La mattina ci ripensa,”restate ma solo se vinciamo a Piacenza in Coppa Italia (2-0), e pagate la multa”… 700.000 lire del 1975».

Allenatori? «Giorgis, splendido. Perdiamo il derby, esonerato. Arriva Toneatto e restiamo basiti. Sembrava un contadino appena sceso dal trattore. Aveva un modo di esprimersi colorito. Con lui ho avuto una baruffa, mani addosso. Ma poi è nato un grande feeling. Un aneddoto. Andiamo a Taranto in vagone letto, arrivo il sabato mattina. Tutti in albergo a riposare, ma alle 15 ci svegliano, Toneatto ci ha voluti portare in pullman a Martina Franca a vedere una fabbrica di ceramiche di non so chi… ci siamo ammutinati, ma non c’è stato verso».

Allenamenti? «A Recco sotto l’autostrada. Maglie di lana. E canotte. Il magazziniere me ne dà una infeltrita, mi arriva all’ombelico. Non mi sta, gli dico. La riprende,”aspetta”. Va dietro un armadietto e inizia a
allungarla con le mani… Poi c’era il mitico factotum Giulio Garbaglia. Una volta al campo ci dice,”oggi niente allenamento”. Arriva l’allenatore Riccomini e ci trova in borghese. E Garbaglia: “Ieri sera ho visto la finale di Coppa dei Campioni… questi qui non possono giocare a calcio. Li rimandi a casa”… ».

Dopodomani come festeggia il compleanno? «In famiglia. Mi piacerebbe giocare una partita, partecipo a due campionati, Over 35 con il Fiorenzuola e Arci con l’Olimpia Crocetta. Sono già nonno, ma la passione è intatta. Mangio riso in bianco il sabato a mezzogiorno. Mi spiace quando trovo qualche ragazzo che gioca per provocare, litigare… Torno a Mantovani. Lo incontro anni
dopo, mi dice “Su di te mi ero sbagliato”. Un abbraccio ai tifosi sampdoriani».

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