Damsgaard: “Posso fare di più, ho solo vent’anni. Sono fierissimo di quello che dicono i tifosi di me”.

Mikkel Damsgaard, 20 anni, che arriva al suo secondo derby della Lanterna con la nomea di rivelazione della Samp e dell’intera Serie A, questa mattina è stato intervistato dal Secolo XIX, ecco quanto rilasciato al quotidiano.

Se l’immaginava una prima stagione così positiva? «Più che altro la speravo – risponde in inglese con qualche incursione nell’italiano – sono molto contento, mi sono ambientato in fretta e molto è merito dei tanti che si sono presi cura di me all’inizio. Anzitutto i tre scandinavi Ekdal, Thorsby eAskildsen».

All’inizio Thorsby la portava spesso sui monti, ora compare meno nelle stories. «Adesso posso dire no grazie (ride). Lui è uno
scalatore vero, a me piace la vista dall’alto della costa ma non ci vado spesso come lui».

È ambientalista pure lei? «Penso che le green siano pratiche positive, lui ha un progetto interessante e ispira le persone, io non ne sono parte ma lo supporto».

Al derby di andata quasi nessuno la conosceva, ora è sulla bocca di tanti. «In realtà non mi sento cambiato, ho solo acquisito un po’ più di esperienza in un campionato competitivo dove sono venuto per crescere».

Può crescere ancora? «Devo imparare ancora tanto, mese dopo mese progredisco e ogni partita mi dà esperienza e ringrazio il mister per lo spazio. Certo, posso fare di più, ho solo vent’anni».

Un dribbling a “coda di vacca”, palla da una parte e lei che passa dall’altra, lo fa quasi sempre. È una specialità? «No, non è la mia mossa speciale, mi viene istintivo quando mi trovo un difensore che si ferma davanti. Io non credo tanto alle cose che pianifichi, il mio è un calcio di cose che succedono d’istinto».

Contro l’Atalanta ha mostrato due belle punizioni: pensava entrassero? «Ho pensato di aver colpito bene la palla e mi
sono subito rammaricato per non aver segnato. Ci esercitiamo in quattro a Bogliasco per batterle: io, Askildsen, Ramirez e Leris. Il
migliore? Non lo dico chi è. Comunque in campo ha deciso Ranieri che battessi io».

Il suo connazionale ex Genoa Lerager era un “derby killer”. Ora che non c’è, vuole ereditare lei il suo titolo? «Ci siamo parlati nel derby d’andata, visto che ora lui non c’è mi candido io per fare ciò che ha fatto lui: certo, vincere con un mio gol sarebbe il top».

Cosa pensa della “Danish Dynamite” e poi della nazionale che vinse l’Europeo del 1992? «Che io sono nato quasi dieci anni dopo (sorride), quindi non ho ricordi miei. Tanti mi paragonano a Laudrup ed è un onore ma i miei eroi sono più i miei connazionali contemporanei come Schmeichel, Eriksen e gli altri. Per me la Danimarca di oggi è già un’altra dinamite in potenza».

I tifosi della Samp stravedono per lei e scrivono “blindiamolo a vita”. Lei che ne pensa? «Io non le leggo in giro
frasi come questa ma se è così ne sono fierissimo. Con solo due gol fatti non penso di aver fatto così tanto da meritarlo».

È disposto a garantire di restare un paio d’anni? «Certo, perché no?! Poi ovvio nella vita non si sa mai e nel calcio come in tutto dipende dalle performance, nel bene ma anche nel male».

Non sappiamo molto di lei nel privato. Ci dica. «Non ho fidanzata, vivo solo, amo questo sole, gioco a Call of Duty e i miei sono scesi poco causa Covid ma li sento sempre e dopo ogni partita: papà critica, mamma mai».

Ranieri la cambia spesso, lei sia sincero: meglio la fascia sinistra o destra? «La sinistra». E Jankto che ne pensa? «Non ne ho idea».

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