Verre: “servono assolutamente i 3 punti. Damsgaard colpi da campione, credo nel progetto Sampdoria e lo spogliatoio è sereno”

«Spero adesso che ho compiuto 27 anni di diventare più continuo (sorride), di raggiungere una maturità che è esattamente quello che cerco anch’io da qualche stagione». Una statistica dice che sottoporta quando le capita un’occasione è il più letale della Samp: finora 2 gol su 2 occasioni nitide. «Vuol dire che ho tirato solo due volte e dovrei tirare di più. Visto che la media è buonissima devo lavorare sul cercare più conclusioni. È una cosa che faccio comunque, poi non sempre mi riesce ma la cerco la porta». La prendono in giro dicendo che sa solo fare gol belli. Di punta, magari con un rimpallo mai? «Certo, baratterei un po’ di bellezza per la quantità. Vorrei fare qualche gol in più, quest’anno ne ho fatti tre, c’è anche quello in Coppa Italia oltre ai due in campionato, ma vorrei dare un contributo maggiore alla squadra visto che gioco li davanti. Ci sto lavorando». Nella sua carriera c’è una squadra per cui ha segnato tantissimo: il Perugia. Altrove sempre meno. Motivo? «A Perugia sono capitato in stagioni magiche in cui tutto girava per il verso giusto. Chi fa questo mestiere sa che capitano stagioni in cui tocchi un pallone e va nel “sette”. Ma non dispero: spero che in questo fine stagione alla Samp andrà di nuovo così. Io ho fiducia». Ha anche appena rinnovato il contratto con la Samp fino al 2025. Cosa significa? «Che sono felicissimo perché non è solo un fatto di contratto ma di fiducia e di progetto che la società, dal presidente Ferrero a tutti, mi hanno voluto riconoscere. Io mi sento in questo progetto e spero di poterlo dimostrare concretamente in campo». Battute a parte, perché Verre che ha grandi colpi non diventa una colonna inamovibile dei titolare?«Non lo so, se lo sapessi l’avrei già risolto il mio problema di continuità (sorride), intendo quello all’interno dei 90 minuti ma anche di più partite consecutive. È il mio pensiero fisso, non è che non mi renda conto di quel che mi manca per fare un salto, ma penso di essere in miglioramenrto e infatti do un buon giudizio della mia stagione al netto del fatto che vorrei sempre fare di più ». Non può essere un problema di ruolo? In un’amichevole precampionato l’anno scorso aveva fatto quattro o cinque gol come falso-nove.«Non credo, è vero che quella partita con Di Francesco giocando così avevo segnato tanto ma era calcio estivo, senza pressioni, io credo che il mio ruolo sia quello di trequartista o comunque mezz’ala, cioè vedendo la porta davanti e potendo vedere frontalmente i movimenti degli attaccanti. Spalle alla porta è un altro mestiere e c’è chi lo fa meglio. Oddio, decide sempre il mister ma penso di rendere più così». Mancano due mesi. Dove finirà la Samp per lei? «Ultimamente non sta tanto girando ma a Bologna non abbiamo giocato male. Dobbiamo essere sereni ma anche cattivi, la vittoria manca da un mese e alla fine è sempre lei che conta quindi secondo me serve una vittoria, in qualsiasi modo ma raccogliendo tre punti e tutto migliorerà». Come vive tutti i cambi di moduli e uomini di Ranieri? «C’è grande concorrenza, tanti ballottaggi, il mister fa le sue scelte ed è normale sia così. A me questo non pesa, io sono serenissimo perché so che se non vado in campo c’è qualcuno forte e spero magari di subentrare a partita. Mister Ranieri ha un curriculum un’esperienza tale da non poter essere messo in discussione, da parte nostra c’è grande rispetto».

L’impressione da fuori è che in passato tirasse molto di più, ora cerca più l’assist. «In effetti mi piace molto mandare in porta un compagno, provarci almeno. Ma ci sto lavorando perché con le conclusioni da fuori posso rendermi pericoloso, l’ho sempre fatto nella mia carriera e anche qui alla Samp. È tutto un fatto di equilibrio da trovare nel modo che abbiamo di porci rispetto all’azione». Che ne pensa di Damsgaard che come lei ha piedi buoni e dribbling? «Che è molto, molto forte per la sua età. Ha colpi ma anche un potenziale da esprimere ancora con margini di crescita. Poi soprattutto rispetto all’età è uno concentrato, umile, che però si ritaglia già i suoi spazi con carattere. Mi piace molto, non lo dico perché è una rivelazione ma perché realmente lo trovo pronto per il calcio che conta».Per lei giocare senza pubblico più facile o difficile?«Per me più difficile per un fatto di concentrazione. Quando sei in campo, certo, pensi solo alla partita ma l’ambiente fuori ti ci spinge di forza ed è più facile. Certo, c’è anche chi si frena per quelle pressioni esterne ma io no, fatico più a concentrarmi nel silenzio» E di suo “fratello” Caprari con cui ha diviso per anni la stanza che ne dice? Lo sente ancora a Benevento? «Sta per diventare papà. Ormai lui è un vecchio”

Lo riporta il secolo XIX in una lunga intervista al gioiellino Verre

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