Puggioni: “Da giugno via i guanti. Voglio tornare alla Samp, Ferrero compreso male e ha fatto bene.”

Nei suoi primi 40 anni (compiuti a gennaio) Christian Puggioni ha già vissuto tante vite, ecco l’intervista lasciata al Secolo XIX

È stato un portiere, un sindacalista dei calciatori, un laureato in legge, un ultras della Samp.

E ora? «Bella domanda – risponde il portiere genovese che tra poche settimane concluderà il suo ultimo contratto con la Vis Pesaro, in C – di sicuro vorrei mettere a frutto gli studi visto che sono stati veri, senza portare maglie autografate ai prof» sorride. Perché c’è chi lo fa? «Il calciatore è considerato un privilegiato a cui si spalancano le porte di tutto, ma vi assicuro non per l’università di Reggio Calabria: me la sono dovuta sudare come tutti la laurea in legge».

Comunque ora che farà? «Ho studiato da direttore sportivo, vorrei guardarmi intorno visto che da giugno dismetto i guanti». Il preparatore dei portieri, vista l’esperienza? «Non ne posso più di portieri (ride). Scherzi a parte credo che tra il ds e il portiere ci sia un’assonanza: entrambi soli, dobbiamo gestire altre persone, e per fare bene conquistare la fiducia altrui».

Sognerà la Samp.«Beh, quello è il mio sogno da sempre e non smetterò mai di essere riconoscente a chi lo ha reso possibile come giocatore: il ds Osti, mister Zenga e il presidente Ferrero che mi ha preso e poi rinnovato. Lui da fuori è percepito in maniera distorta da com’è realmente». Cioè?«So di andare controcorrente ma vi posso dire che segue molto la squadra, coccola i giocatori quando serve, e oggettivamente ha fatto molto per la Samp. Basta pensare a casa Samp e al Mugnaini». Lei era arrivato alla Samp, il sogno.

Perché andò via? «Altra bella domanda. Diciamo che devi avere l’intelligenza di capire quando un ciclo è finito. Io a 37 anni avevo coronato il mio sogno e quando arrivò la richiesta del Benevento risposi “non mi muovo a meno del doppio dell’ingaggio e per altri due anni”. Nel nostro mondo una richiesta così fa saltare l’affare. Invece accettarono. E io, a malincuore, andai». Guadagnava il doppio… «Non è che guadagnare il doppio non mi abbia aiutato, ovvio, ma prima di accettare proposi all’avvocato Romei di abbassare e prolungare il contratto pur di restare alla Samp e la cosa non si fece. Ormai è acqua passata, io comunque sogno che la mia storia con la Samp non sia ancora finita»

.Insomma vuole ripartire da qui come dirigente? «Dipendesse da me non avrei dubbi (sorride). Certo non dalla prima squadra, non sarei pronto. Mi piacerebbe lavorare con le giovanili, mettere a frutto i tanti contatti col mondo del calcio ligure che conosco. Nasco nel Baiardo…». Il dualismo con Viviano, sotto Giampaolo, era vero? «Ingigantito. Giampaolo era un perfezionista, Emiliano un talento accentratore, io un doriano che a 37 anni coronava il sogno di difendere la Samp in un derby, cosa che resta la più grande gioia di carriera. Tra noi ci sono buoni rapporti oggi, questa la realtà».Non era difficile parare ed essere un ultrà della Sud? «Al contrario, è stato uno stimolo fortissimo e infatti in quel derby 2016 in cui mi trovai titolare dopo tantissimo che non giocavo penso di aver fatto bene, vincemmo 2-1. Coi miei amici della Sud sono sempre stato chiaro: siamo amici, lo resteremo, ma se si parla di Samp io me ne vado.”

“Tutti hanno sempre capito e rispettato». In carriera non ha raccolto meno di quanto poteva?

«Sono contento così. Ho parato e vinto un derby col Doria e ripeto per me era il sogno. A inizio carriera mi sono ritrovato anche in Interregionale, nessuno mi ha regalato niente. Soddisfazioni ne ho avute: a Chievo ho fatto il record con la porta imbattuta per 515 minuti. Poi ho detto no al Genoa, lo sapete.

E alla Samp ho parato e pure dato una mano avanti» Sarebbe a dire? «Penso che Fabio (Quagliarella, ndr) non si arrabbierà se racconto un aneddoto del rigore in un Inter-Samp 1-2». Prego. «Fabio mi chiese di analizzare Handanovic in caso di rigori. Io guardai i video e gli dissi: “mira agli occhi, a mezza altezza, centrale. Lui si butta destra e fai gol». Capitò il rigore e lo dissi a Giampaolo in panchina: “Mister, Fabio tira centrale a mezza altezza. Gol”. Giampaolo era nervosissimo, quando andò così non poteva crederci e alla mia spiegazione impazzì “così si fa! Preparazione nei dettaglio, così si fa!”».Oggi consiglia Quaglia?«Chiedetelo a lui» (ride). —

 

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