Ranieri: “obiettivo fare 26 punti al ritorno. Moduli? Ho avuto pochi attaccanti disponibili.”

Ranieri al Secolo xix

“Proviamo a fare 26 punti anche nel ritorno. Quando facciamo le partitelle i miei calciatori non ci stanno mai a perdere, si incavolano anche con me o con gli avversari di turno che sono fratelli e amici. Facciamolo anche la domenica. Io sono sempre motivato, anche quando gioco con mio nipote di 6 anni che potrebbe pensare che io lo lasci vincere. Invece no. Perde. Perché così impara che nessuno gli regalerà nulla nella vita. Si va in campo per vincere dando il massimo, il sangue per la squadra. Dopo accetto ogni risultato. Io da giocatore non ero uno tecnico, ma prima di battermi dovevi uccidermi. Se sei in A è perché hai qualità, però poi mi devi dare la tua vita in campo»

Questa Samp sembra non riuscire a offrire una qualità di prestazione collettiva. «Non è questione di avere o no dei leader, c’è chi è agonista al 100% e chi al 50% e c’è già un 50 di differenza. Io che faccio l’allenatore a chi sta al 100 do una pacca sulla spalla, con chi sta a 50 devo fare i salti mortali ma per portarlo a quel 50. È una battaglia persa? Ho capito, ma quando non riesco a fare qualcosa mi prendo sempre io le responsabilità di non essere riuscito a trovare la chiave giusta per farlo incavolare o reagire. Cerco di coniugare quella bellezza di quando abbiamo la palla con quella fame di quando non ce l’abbiamo. Qui rimproverate la squadra che arrivata al risultato si rilassa, ma a cosa è dovuto? All’ambiente. Non si riesce a capire che bisogna lottare fino alla fine. Una volta il Siviglia e il Betis in primavera mollavano. Ora non più. Sono entrati nel loop giusto, non ci sono più feste nè sole. In Inghilterra i calciatori inglesi scherzano, musica a tutto volume. Poi in campo danno il 120%. E cambia anche da una città all’altra».Che intende?«Intendo clima, ambiente… tutto. Perché mi devo fermare quando sono salvo? Perché? Genova mi ha sbalordito e cito ancora l’episodio del Lecce. E non lo dico per piaggeria. Da bambino al Testaccio cercavo la maglia della Samp, mi piaceva. Era la Samp di Cucchiaroni. Una squadra che mi è sempre stata simpatica e voglio che questa Samp ritorni a essere simpatica. Anche per i tifosi delle altre squadre. Non dico ai livelli di quella di Vialli e Mancini, perché resterà irripetibile. Anche se bisogna sempre puntare in alto».Come ci si può avvicinare alla Sampd’oro?«Quando andai a Cagliari la prima cosa che dissi è, “scordiamoci lo scudetto di Gigi Riva”, perché usciremmo dal comparabile. Quindi scordiamoci Vialli e Mancini. I tifosi li portano nel cuore hanno vissuto un momento bellissimo, ma non giudichiamo più in base a quell’epopea. Sappiamo che la Samp ha vinto uno scudetto in quella maniera, ora lavoriamo passo dopo passo. Io ammiro il presidente dell’Atalanta, Percassi, che ogni volta all’inizio del campionato dichiara che il suo obiettivo è la salvezza».E Ferrero? «Avrà anche lui un posto nel mio libro… un bel capitolo».

Perché tanto moduli ultimamente?«Perché ad esempio Balde e Gabbiadini li ho avuti pochissimo. Per un bel po’ ho giocato solo con Quagliarella. Nel momento in cui vedo che le punte crescono, è logico che cerco di metterne due per avere un po’ di peso in attacco. Non sono uno di quei santoni che ha un sistema di gioco e fa sempre quello a prescindere dai calciatori. Io come ha detto Allegri non ho bisogno di sentirmi bravo. Dico sempre, se vi trovate in difficoltà non mi riportate la palla davanti all’area di rigore perché impazzisco. Costruiamo da dietro ma quando si può fare. Al Valencia mi accusavano di non fare possesso palla. Nel 1999 ho battuto 3 volte in 15 giorni il Barcellona di Figo, Rivaldo, Luis Enrique, Kluivert, Guardiola. Il mio calcio vuol dare emozioni. Il basket piace perché è un continuo capovolgimento di fronte. Se allora io tengo questa palla ma non ho calciatori per scardinare gli ultimi 30 metri, che la tengo a fare? Devo andare veloce verso la porta avversaria e creare occasioni. E così forse il pubblico si diverte. La mia azione simbolo è gol di Verre a Firenze, lancio di Audero. Poi sono belli anche i gol come quello di Candreva con il Toro, 10 passaggi. Una cosa…».Prego.«A Valencia presi il posto di Valdano e cominciai male. Mi convocarono in sede. Gli dissi, avete sbagliato acquisti Romario incluso e allenatore. Avete preso un italiano che vuole andare subito in attacco, qui ci sono giovani stupendi se non mi mandate via io li faccio giocare. Questo per chi dice che non faccio giocare i giovani, misi Zola al posto di Maradona. Non è un sassolino, ma fatemele dire le cose del calcio». Tutto ciò che vuole. Anche in altri campi. Per esempio la politica.

Ha altri sassolini?«Ogni partito è una squadra e io come potrei avere una squadra con gente che a volte sta con me e a volte contro? C’è qualcuno che vuole fare il bene di questa nazione? Ora arrivano tutti questi soldi, vogliamo dare l’ergastolo a chi fa il furbo e se ne appropria?».Suggerimenti ai padroni del calcio: come renderlo più divertente?«È cambiato tutto. Dal ’60 al 2000 i portieri di 1,80 erano giudicati alti, bene ora devono essere 2 metri. Alziamo un po’ le porte, potrebbe essere un’idea, il campo è quello, vogliamo giocare a 10? Anche se penso che 11 vadano bene?».Un giorno una Sampdoria potrà rivincere lo scudetto?«Ci vuole tempo per costruire una squadra. Pirlo era santone ora è uscito dalla Champions e non lo è più. Ma lasciatelo lavorare poi starà a Agnelli capire se lo ha cambiato troppo presto o no. Non si ha più tempo. Puoi spendere quello che vuoi, ma facendo le cose oculate e dando tempo all’allenatore e alla squadra. Guardiamo l’Atalanta, la Lazio doveva prendere Bielsa ha preso come ripiego Inzaghi, ora un super allenatore. Spesso si sbaglia e la colpa è sempre del vaso di coccio. Troppo facile».

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