Domani è un altro giorno, di Laura Rossetti.

Ed eccoci qui quasi alla fine, quasi all’arrivo di un’altra, l’ennesima, stagione senza obiettivi, figlia di un campionato senza emozioni nel bene e, per fortuna anche nel male. Sono tanti, troppi anni che per la Sampdoria non esiste traguardo da raggiungere, posizione da centrare, ormai una salvezza senza patemi è diventata di diritto il nostro scudetto. Resta la supremazia cittadina, restano i derby a fare la differenza e ad alimentare un po’ di quel pathos che resta la cosa più bella, lo stimolo maggiore di un calcio che ha sempre meno le sembianze dello sport che ci ha fatto innamorare.

Cosa ci resterà di questa annata così anomala, di queste partite senza protagonisti sugli spalti, di questa Samp cinica ma poco divertente? Di sicuro rimarrà nella memoria dei tifosi come uno dei campionati più noiosi di sempre. Abbiamo passato decenni a lamentarci di non poter essere liberi di sognare, di avere una proprietà che avrebbe potuto ma non ha mai osato, Edoardo Garrone su tutti che, dopo la scomparsa di papà Riccardo, al comando della flotta doriana non è mai riuscito ad entrare nel cuore dei tifosi blucerchiati. Ironia della sorte adesso siamo diventati quelli a cui va bene tutto, quelli che vivono con l’idea che il “Viperetta”, artefice all’inizio del riaffiorare dei sogni di scudetto, delle campagne acquisti effervescenti, dei campionati stimolanti, prima o poi abbandonerà il suo trono di presidente per recarsi altrove, e nel frattempo ci si accontenta di tutto perché “con una società così è già tanto salvare la pelle”.

E su questo pensiero da qualche stagione siamo diventati tutti sempre più avvocati, commercialisti e sempre meno tifosi, con mezzo occhio al campo e uno e mezzo alle vicende societarie. Se ne va così un altro anno da dimenticare, un anno privo di sussulti e di emozioni. Se ne va un altro anno, speriamo l’ultimo, senza i veri protagonisti.

Laura Rossetti