Vialli: “Ho sempre sognato di diventare come Mantovani. Un club deve essere gestito con equilibrio. Si può essere rigorosi e sognare”

Gianluca Vialli ha rilasciato un’intervista per l’uscita del libro La bella stagione , ha rilasciato le seguenti parole .

Chi era Paolo Mantovani? : «Una persona intelligente che riusciva sempre a trovare grande equilibrio nella gestione del club tra la parte emozionale e quella del business. E un visionario, con la volontà di battere lo “status quo”, essere Davide contro Golia. Voleva agitare le acque, far diventare possibile l’impossibile. Molto carismatico e coinvolgente. Noi andavamo a letto col pigiama della Samp perché lui ti coinvolgeva al punto da farti sentire una pelle blucerchiata. Io mi dicevo “da grande vorrei essere come lui”».

Un ricordo personale?: «Andare nel suo ufficio a prendere lo stipendio: faticavi a vederlo per la nuvola di fumo ma quando ti parlava ti dava una carica straordinaria e quando uscivi ti sentivi più alto e potevi camminare sull’acqua. Si chiama carisma».

Poi un aneddoto su Borea e l’unità del gruppo : «Per me uno dei più importanti fu la cena della Beccaccia. A fine andata eravamo un po’ in crisi e su suggerimento del dottor Borea, che completava la triade, decidemmo per questa cena al ristorante aperto solo per noi giocatori per fare uno di questi meeting in cui ci si dice tutto così che i problemi si affrontino prima che diventino troppo grossi. In pratica: pugni nella pancia, non nella schiena, dicendoci le cose in faccia. Aiutò moltissimo per prenderci ciascuno le responsabilità e capire l’altro. Infatti raddrizzammo la rotta»

I rapporti tra di voi oggi? : «Io nel libro mi sono tolto qualche sassolino con Roberto. Io penso di aver corso anche per lui, lui certo mi ha servito molti assist, però alcune volte alzava un campanile senza guardare, io mi ammazzavo per prenderla e segnare e il giorno dopo leggevo “grande assist di Mancini”. Nel libro spiego che non era così.

Quando un giocatore sceglieva la Samp lo faceva per Mantovani, per la maglia, ma anche perché svegliarsi sul mare, col sole, non è la stessa cosa per chi come me è cresciuto in pianura Padana. E poi fossimo stati a Milano, Torino o Roma non avremmo potuto pensare di essere Davide contro Golia. C’era un po’ di fastidio nel non poter essere considerati i “re della città” perché c’era anche il Genoa. Però questa contrapposizione ha fatto bene a noi e a loro perché il Genoa in quell’anno arrivò quarto e andò in Europa. Ci trainammo in alto a vicenda».

Oggi è possibile un’impresa così romantica nel calcio che pensa alla Superlega? «È complicato generalizzare. Quello che piacerebbe sempre vedere a me è un club gestito con equilibrio tra emozioni e conti, come dicevo prima. Portando avanti anche un certo tipo di valori a livello di comunità. Si può essere rigorosi ma anche sognare».

Vialli ha rinunciato al sogno di presiedere la Samp in un ipotetico bis de La Bella stagione? V: «La Bella Stagione è un libro che celebra lo scudetto di trent’anni fa. Non c’è nessun tipo di nesso, farei fatica a pensare di come collegare le due cose. Il libro è il libro

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