Sampdoria, l’addio di Regini: “Dopo 12 anni lascio una famiglia. Resterò doriano per sempre”.

Dodici anni in blucerchiato, anche se con varie parentesi in prestito, non sono un curriculum da poco per un trentenne. Ora però la storia tra Vasco Regini e la Sampdoria si è interrotta dopo 139 presenze con la maglia della Samp e varie volte la fascia da capitano.

E ora Regini? «Da pochi giorni sono svincolato e cerco una nuova avventura. Non voglio anticipare nulla ma potrei andare in Calabria (Reggina, ndr)».

Le mancherà la Samp ? «Lascio una famiglia, sono arrivato nel gennaio 2009 e quindi sono 12 anni, praticamente tutta la mia vita da calciatore adulto. La mia casa era la Samp, è finita un’era anche se io resterò doriano per sempre».

Avrebbe voluto proseguire il rapporto? «Mentirei se dicessi di no. C’è un po’ di rammarico per non aver potuto proseguire perché il mio sogno era finire la carriera con il blucechiato. Purtroppo non c’è stata la possibilità, non recrimino, so di aver avuto alti e bassi, ma sono felice così». Il suo bilancio personale?«Ho avuto alti e bassi, complici anche alcuni infortuni e scelte tecniche che non sempre mi hanno fatto finire in campo. Fa parte del calcio. Tornassi indietro comunque rifarei tutto, ho sempre dato il 100%. E mi sono tolto grandissime soddisfazioni».

Il momento più bello? «L’esordio in Serie A, 19 anni, Sampdoria-Reggina 5-0, sono entrato al posto di Raggi. Che brividi Marassi».

Il più brutto? «Forse l’anno scorso contro il Bologna, mio unico autogol di carriera, è stato pesante. Brutta anche l’eliminazione dai preliminari di Europa League».

E le mani al collo di Mihajlovic?«Non lo metto nei momenti brutti, perché lui fa tutto d’istinto, poi ha chiesto scusa, tutto è rientrato immediatamente e non c’è nessuno strascico. Sono gesti che capitano, magari non in mezzo al campo con la telecamera a un metro ma capitano».

Quasi 140 presenze col Doria e zero gol. «Quello è un mio cruccio, ci sono andato vicino diverse volte, un paio di pali, ma mai segnato. Peccato».

Ora si è sposato. «C’erano i miei compagni, è stata una grande festa che io e mia moglie sognavamo. Avevamo dovuto rinviarla per il Covid. Una gioia enorme. Le mie figlie sono nate a Genova, un altro legame che resterà con la città».

Indossare la fascia? «Un grande orgoglio, mi porto nel cuore i due derby con Giampaolo con me capitano, entrambi vinti».

I tifosi sui social l’hanno spesso beccata. «Mi è dispiaciuto che qualcuno mi prendesse po’ di mira, si sono create delle situazione a livello di immagine che non rispecchiavano la realtà. A un certo punto per esempio sembrava che volessi più soldi che non era vero e da qui è nato un certo tipo di atteggiamento. Poi i mugugni per le prestazioni sul campo ci stanno, sono lecite e le accetto fino alla morte. Chi mi ha conosciuto davvero credo abbia apprezzato l’aver sempre dato tutto. Comunque io dico grazie a tutto il mondo Samp. Rimarrò sempre legato e tifoso».

Il tecnico migliore? «Ne dico due. Mihajlovic, che ha un rapporto diretto e mi ha dato fiducia. L’altro è Giampaolo che mi ha fatto capitano».

Intervista de Il Secolo XIX

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: