Quagliarella: “voglio i 200 e doppia cifra con la Samp, poi mi fermo qui ad allenare!”

Quagliarella, al ventesimo ritiro della sua carriera: «Giocherei sempre, fatemi sparare gli ultimi colpi. Dopo vorrei restare alla Samp ad allenare».

Quanti complimenti ha ricevuto dopo i due gol al Piacenza? «Tanti… sono piaciuti».

Siamo al ritiro numero? «Una ventina. A livello mentale quando ero giovane li soffrivo di più, le corse a secco… adesso metabolizzo. Però fondamentalmente lo odio. Un tempo poi i ritiri, anche quelli pre-partita, cementavano il gruppo. Ora ognuno sta per conto suo. Una volta si faceva per evitare anche che uno andasse magari in giro la sera, ora con questi social dopo tre secondi lo sanno tutti. Mancano pochi giorni alla fine di questo ritiro, sto accumulando la stanchezza. Preparatori e mister si preoccupano che possa farmi male, “dicci, eh…”. Mi trattano come un panda».

Che stagione si aspetta? «Spero di dare un grande contributo come negli ultimi anni. Certo so benissimo l’età che ho, ma anche come mi alleno e la mia professionalità. Sono molto tranquillo e sereno. Per quanto riguarda la squadra, come tante altre siamo ancora a lavori in corso. Qui in ritiro siamo tanti, non è facile nemmeno per il mister, sapendo anche che qualcuno andrà via. Siamo ancora la Samp della scorsa stagione, che ha fatto un ottimo campionato. Se non perdiamo nessun pezzo è una grande conquista. Siamo nelle mani di Ferrero… (sorriso)».

Si vede “alla Altafini”? «Mi dicono, l’anno scorso ti sei gestito… semmai mi gestiva Ranieri. Fosse per me le giocherei tutte dal primo all’ultimo minuto. Io faccio il calciatore, tu l’allenatore. Se tu pensi che io debba riposare, non mi chiedere se me la sento o no, ti rispondo sempre di “sì”. Ho una grande voglia di giocare, so che sono gli ultimi colpi… ma capisco anche l’allenatore. Non stare a pensare se io mi possa incazzare o meno se mi lasci fuori. Ogni scelta è condivisa. Alla Altafini… so benissimo che non posso giocarle tutte, certe partite è anche meglio subentrare…».

Obiettivi? «Sogno i 200 gol in A, ma è lunga (è a 177, ndr). Ora mi piacerebbe andare in tripla cifra con la Samp, dovrebbe essere lì (è a 99, ndr), ma non diciamo niente… sarebbe per me una grande soddisfazione».

La prossima è l’ultima stagione? Farà l’allenatore? «Innanzitutto ci tengo a ringraziare Ferrero per il contratto. Per il resto è capitata l’occasione di fare questo corso, mi sono detto mi porto avanti, è sempre meglio avere qualcosa in mano per quando smetto. Non so quando, ma non credo sia a lunga gittata… non dico oggi che il prossimo sarà l’ultimo, farò il bilancio a metà. Però mi piacerebbe restare nella Samp, se ci sarà la possibilità, cominciando ad allenare i ragazzini. Dicono che quando smetti ci vogliono due anni per capire che vuoi fare nella nuova vita. Io poi sono per la gavetta in tutte le cose, il passaggio improvviso dal settore giovanile alla prima squadra non fa per me. Alla Mancini o Zidane. Sono per fare le mie esperienze, prendere le mie mazzate, come da calciatore, passato dalla C2 alla A».

Ha festeggiato l’Europeo? Lei ha vissuto l’azzurro anche con Mancini ct. «Ho visto la finale in Albaro con Verre e Murru su un maxi schermo. Ho avuto la soddisfazione di fare parte seppur per poche partite di quel gruppo, di avere conosciuto ragazzi giovani e bravi, di capire il calcio di Mancini, come preparava le partite. Mi sono immedesimato. Rimpianti per la mia storia con la Nazionale? Potrei fare un lungo elenco di momenti non giusti della mia carriera… Dovevo fare il rinnovo con la Juve e mi sono spaccato il ginocchio, a Napoli sapete come è finita… sì che ci penso al mio passato. Ma ci vuole anche fortuna».

Pensa sempre che i giovani di oggi abbiano poca fame? «I giovani di oggi fanno parte del mondo di adesso. Non hanno colpe. Ecco, semmai più che la fame manca la curiosità, nel senso di chiedere ai più grandi il loro vissuto. Io lo facevo. Al Toro con Ferrante, Lucarelli, Maniero… ma com’è giocare contro Inter e Milan, i derby… esultare sotto la curva… Non sapevo che carriera potessi fare, ma io mi immaginavo, sognavo. Può darsi che sia io adesso a mettere soggezione. A volte si parla a tavola, racconto. Io ho passato due epoche, nella prima ti marcavano Nesta, Stam, Costacurta. Rubavano il pallone e non te ne accorgevi. Mi piacerebbe che i giovani mi chiedessero».

Anche con il Piacenza ha segnato i suoi gol… «Una volta parlando del Napoli ho detto che avrei barattato i miei 11 gol per uno solo, una traversa che avevo preso al San Paolo alla prima giornata, da centrocampo. Ora no. Mi basta pure segnare con un tap in da un metro. Prendo tutto. Però la soluzione balistica fa sempre parte del mio dna. So anche che è fisiologico avere momenti di digiuno. Quando sei giovane dici “cavolo non segno più che mi succede”. Da vecchio dici “forse non ce la faccio più”. Ma io cerco di essere lucido. Autocritica e domande. Perché questo periodo? Oppure, quante occasioni hai avuto? Becchi periodi in cui la squadra fa fatica e non essendo Messi faccio fatica pure io. Però tutto in una maniera molto, molto easy. Tanto lo so: quando non segno sono vecchio e se segno… mi ricordano che sono vecchio lo stesso».

Il segreto numero uno? «Per stare al passo con i giovani devo riposare tanto e bene. Dormo 7, 8, 9 ore a notte. Non sono uno che esce, sto a casa, guardo la televisione. Ma quando arriva mezzanotte… la mia compagna Debora ormai lo sa, mi dice “andiamo a dormire”. Piuttosto il problema è che quando mi concentro mi viene sonno. Se stiamo così a parlare, cazzeggiando, posso durare anche ore, ma se mi devo concentrare… Mi stanno parlando bene di una serie tv “Peaky Blinders”, ma so che dopo tre minuti crollo. Sono cinque serie, a tre minuti a puntata finisco tra dieci anni…». –

Il Secolo XIX

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: