Bereszynski: “Sono concentrato al 100% sulla Samp. Siamo un gruppo che può competere per l’Europa”.

Bartosz Bereszynski, 29 anni compiuti a luglio, è alla vigilia della sua sesta stagione con la Samp.

Prime sensazioni di D’Aversa? «Rispetto ai compagni io sono tornato un po’ tardi, per l’Europeo, e a Ponte di Legno ho lavorato individualmente. Da quando siamo a Bogliasco mi alleno in gruppo e vedo che lui è molto attento a tattica e palle inattive. Per natura sono ottimista e voglio fare sempre meglio dell’anno prima, mi sembra anche il mister così come me».

E come vive le voci di mercato che la riguardano? «Io ho solo il campo in testa, ciò che accade fuori non è roba mia, ne parla eventualmente il mio procuratore con la società ma al momento non ho nessuna indicazione, quindi sono al 100% concentrato sulla stagione che farò con la Samp. Quando sono arrivato in Italia ero un ragazzo, ora sono diventato un uomo, ho famiglia che qui a Genova sta benissimo, onestamente non credevo cinque anni fa che mi sarei trovato così bene e così a lungo in città».

Il suo amico Linetty si è mica pentito del Torino? «Certo, gli manca il mare, infatti aveva due giorni liberi la settimana scorsa ed è tornato qui a salutare tutti noi. Comunque scherzi a parte spero che anche a Torino riesca dimostrare quello che aveva fatto a Genova, ora col nuovo allenatore so che si trova molto bene e gli auguro il meglio».

Tra il 4-4-2 di Ranieri e il 4-2-3-1 come cambia il suo modo di spingere a destra? «Con Ranieri abbiamo cambiato tanti moduli, spesso giocando a 3 dietro. Io credo che quest’anno dipenderà molto dall’avversario ma se giocheremo sempre a 4 come mi sembra io posso spingere, sovrappormi e andare a cercare sul fondo sia i cross sia gli assist sia magari i gol che sono ciò che mi manca di più».

«Il mio obiettivo personale è fare più assist e più gol dell’unica rete che ho fatto da quando sono alla Samp, l’anno scorso col Cagliari. La cosa positiva è che ho già segnato in questo precampionato col Ligorna, di testa, e spero sia un segnale. Comunque come difensore devo anzitutto difendere perché penso nessuno preferisca un difensore pericoloso in avanti ma che poi prende gol dalla sua parte».

Con Candreva sulla sua destra sembra aver preso sicurezza nel salire e spingere. «Antonio ha grande qualità ed è tutto più facile. La nostra comunicazione l’anno scorso è migliorata partita dopo partita e capirsi al volo è fondamentale per giocare sulla stessa fascia quindi capire i tempi e le intenzioni del compagno. Lui tra l’altro è uno che si sacrifica molto anche in copertura e questo aiuta un terzino che sa di poter salire avendo le spalle coperte».

Se comprassero un altro terzino destro? «Nessun problema, chiunque arrivi io devo dare sempre il 100% per meritarmi il posto. Io gioco qui da cinque anni e ci sono sempre stati anche altri terzini destri, anche quest’anno non dimentichiamo che c’è Depaoli che è forte, ma alla fine ho sempre giocato più di 30 partite a stagione, segno che tutti gli allenatori si sono fidati di me. Io spero di continuare così anche D’Aversa».

Proprio oggi (ieri) è il compleanno del mister, lo avete festeggiato? «In realtà ci ha festeggiato lui con due ore di allenamento a 35 gradi! (ride). Scherzi a parte ci siamo allenati duro come sempre ma ovviamente alla fine abbiamo mangiato qualcosa al campo tutti insieme e brindato per lui. Ma sono cose normali, niente di speciale».

Da lunedì in Coppa Italia inizia a tornare il pubblico. «Con la gente il calcio è più vero, io l’ho già provato all’Europeo. Il Ferraris poi è uno stadio diverso col pubblico, molto caldo, non vedo l’ora di avere i miei figli sugli spalti: sono piccoli e praticamente a causa del Covid non sanno più cosa fa il papà nella vita».

Ogni tanto ha indossato la fascia di capitano. Emozioni? «Per me è un grande onore, c’è Fabio che è il numero uno ma quando è capitato la indossassi io è stata una vera emozione. Oltretutto sono uno straniero e quando sono arrivato qui nel gennaio del 2017 non avrei mai creduto di poter essere un giorno un capitano del campionato di Serie A, che per me da bambino in Polonia era uno dei campionati mitici».

In pratica: dove può arrivare questa Samp? «Ci sono 7-8 squadre di grande qualità ma guardiamo al Sassuolo l’anno scorso che fino all’ultimo ha lottato per l’Europa. Noi penso possiamo fare lo stesso. Poi è ovvio che dobbiamo affrontare partita per partita ma non mi nascondo e penso che siamo un gruppo che può competere».

Il Secolo XIX

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