Caputo: “Sono felice di essere in una piazza importante. I gol non hanno età”.

Francesco Ciccio Caputo è a Genova da poco più di una settimana, ma se lo vedi arrivare a Bogliasco e scherzare coi compagni diresti che è qui da una vita. Come se lo spiega? «Sono i posti che ti accolgono bene e ti fanno sentire subito a casa. Sono sensazioni bellissime in effetti, sono arrivato in una piazza importante e felice di essere stato voluto in particolare dal presidente Ferrero, il cui entusiasmo mi ha colpito».

Ferrero dice che lei (34 anni) e Quagliarella (38) siete la prova che l’età dei giocatori ormai non conta più e spesso inganna. «L’esempio di Fabio è lampante, continua a fare la differenza in A in ogni stagione: è la prova che non conta l’età, contano più le motivazioni e come stai fisicamente. Lui si allena come un ragazzino e il risultato è che ragazzino lo sembra in campo. Io non posso che prendere ispirazione da uno con la sua carriera».

Lei e Quagliarella siete sembrati subito molto empatici sia in campo contro la Ternana che fuori. Vi conoscevate già? «Non molto, solo da avversari, parlandoci in campo come si fa sempre. C’era ovviamente rispetto ma non vera confidenza. Ora Fabio mi ha accolto molto bene, ma tutta la squadra mi ha fatto sentire a casa, realmente sembra pure a me di essere qui da tanto tempo».

Uno dei dubbi è se lei e Quagliarella potete convivere. «Beh, le scelte sono dell’allenatore ma io davvero non vedo nessuna problematica a giocare insieme, in tutte le squadre due attaccanti come noi possono giocare affiancati. Comunque non ci siamo solo io e lui, ci sono altri compagni di valore e penso ci sarà spazio per tutti, la stagione è lunga».

Quando ha saputo realmente dell’occasione di venire alla Samp? «Io e Daniele (Faggiano, ndr) avevamo fatto una chiacchierata dieci giorni prima della chiusura del mercato ma poi era finita lì e pensavo fosse sfumata l’opportunità. Ci siamo rivisti in campo il giorno di Sassuolo-Samp e mancavano poche ore alla chiusura del mercato, ho capito che non era sfumata e si poteva fare una trattativa lampo che poi c’è stata».

E con D’Aversa aveva già rapporti? «Non direttamente, ma ne ho sempre sentito parlare bene. In questi primi giorni ho avuto un’ottima impressione, sapevo che mi aveva cercato ai tempi del Parma ma non se n’era fatto nulla. Come metodi di allenamento è molto innovativo, scrupoloso, le sue idee e il suo modo di lavorare sono chiari ed è una sicurezza per il giocatore. Certo ti devi impegnare, sono allenamenti pensati, non di routine».

Ai compagni ha già fatto provare la sua birra? «Non ancora ma è già partita, sta arrivando e la regalerò a tutti. Chissà, magari potremmo lanciare anche un’etichetta con un marinaio come nel simbolo della Samp, è un’idea».

Domenica c’è l’Inter, è pronto? «Io sto bene, mi sono allenato sempre, ho fatto le prime partite di campionato, fisicamente sono pronto. Affrontare l’Inter è uno stimolo sempre, loro sono fortissimi ma noi siamo consapevoli che possiamo metterli in difficoltà se giochiamo da squadra».

Lei oggi ha 34 anni, è arrivato in A a 30, in Nazionale a 33. C’è un pizzico di rammarico per la partenza tardiva o va bene così? «Onestamente della mia carriera non mi lamento, ognuno di noi ha il suo percorso, evidentemente il mio era questo. Io so che partendo da Altamura ho cercato in tutti i modi di arrivare alla Serie A e alla fine ce l’ho fatta. Quindi ora me la godo, non ho tempo per il rammarico».

Intervista de Il Secolo XIX

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