Il retroscena: Ferrero sapeva di essere intercettato, c’è il giallo di una talpa nelle indagini.

In una telefonata con il liquidatore delle quattro società calabresi, Vanessa Ferrero mostra di sapere dell’inchiesta

C’è il giallo di una talpa, che potrebbe aver avvisato la famiglia Ferrero delle indagini in corso, nelle 342 pagine di ordinanza di custodia cautelare firmate dal giudice Rosamaria Mesiti. O meglio del fatto che la Guardia di finanza li stesse intercettando. A rivelarlo è direttamente Vanessa Ferrero, figlia di Massimo, finita agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura di Paola e che ha portato suo padre Massimo in carcere.

Secondo quanto riporta Il Secolo XIX, Vanessa il 29 ottobre del 2020 parla al telefono con Aiello Del Gatto, liquidatore delle quattro società calabresi di Ferrero al centro delle indagini per bancarotta. Vanessa intercettata dalle Fiamme Gialle dice a Del Gatto di essere fiduciosa per il futuro: «ci riprenderemo». E lo ringrazia per essere «sempre stato positivo». Il liquidatore risponde invitandola «a bere un bel bicchiere di vino». È a quel punto che la figlia del presidente della Sampdoria pronuncia quella frase che fa ipotizzare come i Ferrero sapessero delle indagini in corso e delle intercettazioni telefoniche aperte della guarda di Finanza di Cosenza. «Accetto l’invito – dice Vanessa – e prenderemo per il c. chi sai tu. Non ti faccio nomi perché sicuramente mi ascoltano essendo intercettata per quella situazione quindi meglio non fare nomi».

Come faceva a sapere Vanessa Ferrero di essere intercettata sulle vicende calabresi? È ancora chi è il nome che non vuole fare al telefono al curatore? È quello che si chiedono gli inquirenti che alla luce di questa registrazione nel corso dei prossimi interrogatori potrebbero chiedere conto alla stessa figlia del presidente blucerchiato di quella affermazione. E cercare di capire a chi si riferisse in quella circostanza. È vero che i componenti della famiglia Ferrero avevano ricevuto un avviso di garanzia per bancarotta per il crack delle società calabresi, ma nessuno a Paola avrebbe potuto informarli sulle intercettazioni telefoniche attive sui loro telefoni e dei loro strettissimi collaboratori.

Il presidente della Sampdoria tra le varie accuse deve rispondere anche del reato di bancarotta documentale. Questo per aver fatto sparire le scritture contabili della Ellemme Group, della Blu Cinematografica e della Blu Line. Il 13 febbraio del 2014 Roberto Coppolone, che dal 2006 lavora come dipendente di Ferrero e che nelle sue ditte ha svolto diverse mansioni da amministratore ad armatore anche se agli atti risulta essere l’autista del presidente della Sampdoria, sporge denuncia al commissariato di polizia di Borgo a Roma per il furto di un’Audi S8. All’interno, rappresenta Coppolone, «sono contenuti in una borsa in pelle il libro giornale, registri Iva, libri inventari, verbali di assemblea, libro cespiti, registro verbali Cda e altri documenti» delle quattro società calabresi riconducibili a Ferrero.Coppolone, finito agli arresti domiciliari, per il giudice di Paola non è altro che un prestanome del presidente blucerchiato che viene accusato di aver simulato il furto di quella documentazione all’interno dell’auto avendola fatta invece sparire. Ed era già finito nei guai come armatore di uno yacht, il Laura 1, per aver omesso il pagamento di alcune accise. Imbarcazione ovviamente riconducibile alla famiglia di “Er Viperetta”.

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