Sampdoria: debiti per 120 milioni. Ecco da cosa derivano.

Quanti sono a oggi i debiti della Sampdoria? La risposta è: circa 120 milioni. Circa perché i numeri si possono modificare, seppur leggermente, anche nel breve periodo.

È proprio questa, sull’ammontare dei debiti, una domanda dirimente che si pongono tutti i soggetti che si sono avvicinati in passato e si stanno interessando adesso alla quota di maggioranza della società blucerchiata. Perché, ovviamente, chi compra si porta in pancia anche il passivo accumulato negli ultimi anni dalla gestione Ferrero. E appesantito dal venefico impatto del Covid sui conti, che non ha risparmiato nemmeno la sostenibilità economica dell’intero movimento calcistico italiano. Gli equilibri economici della Sampdoria sono competenza del direttore operativo Alberto Bosco, che si avvale da un paio d’anni della collaborazione di Gianni Panconi consulente finanziario/strategico.

Per definire una stima attuale della massa dei passivi della Sampdoria (che quindi dovranno essere conteggiati in un’eventuale trattativa) bisogna partire dai cosiddetti debiti da posizione finanziaria netta, indicatore utilizzato nell’analisi di bilancio che rappresenta il grado di indebitamento dell’azienda al netto delle disponibilità liquide. E oggi ammontano a circa 70 milioni, parte dei quali verso le banche e tutti rateizzati. Una quindicina vanno a coinvolgere gli investimenti immobiliari fatti nel Comune di Bogliasco che riguardano cioè il restyling del centro sportivo, Casa Samp e il complesso immobiliare che ospiterà, a partire dai primi mesi del 2022 nuova sede. I principali nei confronti del Credito Sportivo (circa 8,5 milioni) e di Banca Carige (circa 5), questi ultimi relativi alle quote d mutuo edilizio fondiario per gli immobili, con durata 15 anni. Poi si passa al corposo blocco dei finanziamenti assistiti da garanzia Sace condizioni agevolate, strumento messo dal Governo a disposizione delle aziende per contrastare lo stress economico generato dalla pandemia. Si tratta di circa 55 milioni, da rimborsare in rate trimestrali, le prime sono scattate nello scorso marzo, altre si accendono in dicembre e altre ancora nel 2022. Bosco e Panconi, proprio in questo periodo, stanno trattando con le banche per ottenere ulteriori finanziamenti garantiti Sace, una opportunità destinata a scomparire nel prossimi mesi, presumibilmente dal giugno 2022. Altri 25 milioni circa di debiti sono riconducibili al cosiddetto “factoring”, a tutti gli effetti dei crediti che la Sampdoria vanta verso terzi (ad esempio altre società per la cessione di calciatori) e che sono stati anticipati da banche. Ad esempio con Flatex Bank per circa 13,5 milioni relativi al trasferimento di Andersen al Lione e di 3,5 per quello di Kownacki al Fortuna Dusseldorf. Un’operazione simile è stata portata avanti a con Banca Sistema (circa 7 milioni) a fronte della cessione di crediti per i diritti televisivi.

Poi si passa ai debiti da calciomercato nei confronti delle altre società. Sottratti i crediti, ammontano a circa una ventina di milioni non tutti a breve termine. Chiaramente si tratta anche di situazioni che possono diventare oggetto di trattative per arrivare a spalmarli più in là nel tempo. Come è successo a settembre con il Southampton, che aspettava una rata da 3 milioni per Gabbiadini. Spostata qualche mese più là. O come è successo per Schick con lo Sparta Praga, in quel caso è stato trovato un accordo.Si passa poi alla parte dei debiti con il fisco, circa 15 milioni. Anche la Samp sta beneficiando di rateizzazioni importanti disposte dal Governo sempre come conseguenza dell’impatto della pandemia sui conti. Una parte scade nei prossimi mesi e un’altra più avanti. Totale? Circa 120 milioni.

Restano poi quella decina di milioni necessari per chiudere l’operazione di lease-back sul marchio con Banca Intesa, le cui fideiussioni sono ancora garantite da Edoardo Garrone. E sulle quali l’ex presidente potrebbe dare una “mano” in eventuali trattative. E un’altra decina di milioni di esposizione verso agenti e procuratori per commissioni, che sono però considerati debiti un po’ “sul filo”. In teoria sarebbe debito circolante, in pratica anche no.

Il Secolo XIX

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