L’arresto di Ferrero parte da un fallimento a Padova. Ecco cosa è realmente successo

L’arresto del presidente della Sampdoria (dimissionario) Massimo Ferrero ha radici lontane. E parte proprio da Padova dove una delle tante società della galassia è stata dichiarata fallita dal tribunale. La vicenda risale a due anni fa quando i giudici non hanno creduto al piano di salvataggio della Abaco 101-Cineplex.
“L’asset principale di Abaco” come ha spiegato il Corriere “è la proprietà di cinema multisala a Padova”.
Il piano concordatario prevedeva un rimborso intorno all’8% per la maggior parte dei crediti, erariali e previdenziali compresi, «degradati a chirografo», cioè il livello più basso della tutela. Intanto i bilanci indicavano in 102.691 euro lo stipendio annuo del liquidatore: la figlia di Ferrero.
La Holding Max della famiglia (l’80% è in mano a Vanessa, l’altra figlia) avrebbe dovuto fornire «nuova finanza esterna», apportando un terreno che avrebbe funzionato da parcheggio per il multisala.
A mancare erano però i soldi.
 E il tribunale, respingendo la proposta di concordato, ha sottolineato una carenza di fondo: nessuna «analisi critica e motivata dei profili di responsabilità dell’organo gestorio» (da ultimo il liquidatore), cioè la possibilità di avviare azioni risarcitorie, anche perché la società — incredibilmente — «versa in una condizione di scioglimento fin dal marzo 2012».
E’ stato questo il primo segnale d’allarme per il bizzarro imprenditore. L’inchiesta che ha portato al suo arresto parte da Paola in Calabria e riguarda le società e i raggiri di denaro che l’ex presidente della società blucerchiata avrebbe ideato per sottrarre danaro ai creditori e per intascarli personalmente attraverso false operazioni, evitando anche di pagare tasse e contributi