“Le società di Ferrero in dissesto finanziario ed economico immane “

Il collegio dei giudici, presieduto dal presidente Paola Lucente (Francesco Luigi Branda a latere, Urania Granata relatore) ha confermato il sequestro preventivo della società “Eleven Finance Srl in liquidazione“, riconducibile secondo la procura di Paola, all’ex patron della Sampdoria, Massimo Ferrero.

Per il tribunale del Riesame di Cosenza, sezione misure reali, nel caso di specie, trova applicazione il cosiddetto fumus delicti, in quanto «dalla complessa attività d’indagine è emerso come l’attività d’impresa riferibile al gruppo economico facente capo a Massimo Ferrero e riferibile ad altri co-indagati attorno a lui gravitanti per ragioni di parentela e/o cointeressenza, fosse sin dal principio o, quantomeno, sia presto diventata una vera e propria impresa illecita, volta all’elusione di obblighi economici e, in primis, quelli fiscali. Ne è derivato un dissesto finanziario ed economico immane, che ha comportato il fallimento di alcune società interessante dalle operazioni (Ellemme Group Srl, Blu Cinematografica Srl, Blue Line Srl, Maestrale Srl, con una esposizione debitoria pari a 19.820.937,99 euro ed un totale di distrazioni pari a oltre 13.189.622,85 euro), con totale o prevalente pregiudizio dei creditori

Per il tribunale del Riesame di Cosenza, infatti, le intercettazioni dimostrerebbero un costante interesse di Massimo Ferrero «per vicissitudini di attività per cui lo stesso non avrebbe ingerenza» e «cura in prima persona delle transazioni tese a tacitare i creditori nell’ambito delle varie società a rischio fallimento». Dunque, l’ex presidente della Sampdoria sarebbe «amministratore di fatto delle medesime.

Dalle indagini, si rileva che «la Eleven Finance risulta essere una delle maggiori beneficiarie dei vantaggi finanziari generati dall’impresa illecita del gruppo Ferrero, attraverso i plurimi delitti di bancarotta fraudolenta. Per questo motivo, scrivono i giudici, “trattandosi di sequestro finalizzato alla confisca di denaro siccome profitto del reato, la circostanza che vi siano stati prelevamenti di contante pone un sigillo sul nesso di derivazione tra il reato e l’arricchimento del patrimonio dell’indagato se si tiene conto delle modalità delle condotte incriminate e tanto basta per procedere al sequestro di quantità di denaro rinvenute nella sua disponibilità». Una pronuncia che conferma la bontà del lavoro investigativo della procura di Paola, diretta dal procuratore capo Pierpaolo Bruni.

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