Lanna: “Mi ispiro alla Sampd’oro. La salvezza non sarà una passeggiata, servirà qualità, cattiveria e grinta”.

«Il più critico è sempre Pietro (Vierchowod), mi ha scritto ancora dopo la partita con il Milan. C’era qualcosa che non gli è piaciuto. Ma anche gli altri nella nostra chat “Quelli che si ritrovano” sono attivi, Moreno (Mannini), Luca (Vialli), sì si, anche Roberto (Mancini)… Se mi chiamano il “presidente” adesso? Ovvio che sì».

«Certo che mi farebbe piacere avere qualcuno dei miei vecchi compagni al fianco. Sono rimasti tutti sampdoriani dentro, se alzassi il telefono e li chiamassi, correrebbero qui. E, in più, hanno tutti grandi capacità professionali. Sento che si potrebbe costruire qualcosa di buono, al di là degli investimenti. Lavorando bene ci potremmo togliere delle soddisfazioni».

Come se lo immagina, il sogno?«Nel calcio di oggi contano i fatturati. E competere con quelli delle big non si può. Bisogna studiare percorsi alternativi, nel medio-termine. Anche Paolo Mantovani partì dal nulla o quasi. Iniziò a comprare i giovani italiani migliori e li convinse al punto che non vollero più andarsene dalla Samp. Noi oggi non possiamo acquistare i giovani migliori. Dobbiamo costruirceli in casa, investendo sul settore giovanile, e qualcuno andare a prendercelo fuori. E fidelizzare i calciatori di esperienza. Bisogna ricreare quella stessa idea là di Sampdoria. Se viene percepita come un punto d’arrivo, una tappa di un percorso di crescita e non di trading, magari ci credono. In cinque o sei anni la Samp di Mantovani vinse lo scudetto. Non dico che la Samp può puntare allo scudetto, ma potrebbe diventare come l’Atalanta… ».

Il sogno è il futuro. La realtà il presente. Salvezza? «Non sarà una passeggiata, certo. Bisogna affrontare ogni partita abbinando qualità e cattiveria, la grinta di una squadra che deve salvarsi. Ritengo la nostra rosa superiore a quella di diverse altre squadre, anche se non siamo riusciti per questioni economiche a prendere un’altra punta. L’infortunio di Gabbiadini ha complicato le cose, Giampaolo dovrà cavarsela con quello che ha».

Come lo vede? «Siamo sulla strada giusta. Ma la conferma ci vorrà contro l’Empoli. Cambiare allenatore non è stato semplice. Anche perché D’Aversa ha lavorato in condizioni difficili e venendo messo in discussione quasi a ogni sconfitta. Alla luce di tante considerazioni, i suoi venti punti sono stati un grande risultato».

Come procede il questionario con i tifosi? «Ci hanno risposto finora in più di 7.000. Tra i motivi principali delle assenze allo stadio ci sono il Covid e la mancanza di risultati. Su alcuni aspetti possiamo lavorarci, su altri meno. Se da aprile si tornerà al 100% della capienza, abbiamo in mente alcune iniziative, incluso il mini abbonamento per le ultime cinque in casa contro Juventus, Roma, Genoa, Salernitana e Fiorentina. A prezzi modici. Spero che il tifo venga messo al di sopra di tante altre considerazioni. Ricordo che nel 2002 in una situazione di enorme difficoltà lo stadio era pieno. La mancanza di risultati può essere un problema, ma se sei un tifoso lo superi e vieni allo stadio».

Come procede l’idea di riavvicinare i tifosi alla squadra in settimana? «Covid permettendo, confermo di volere aprire Bogliasco il più possibile. Finché non sarà pronta la tribunetta installandone magari una nel parcheggio di quelle tubolari. Culturalmente per la Samp il Mugnaini è sempre stato un luogo di aggregazione. Mai state barriere. Non siamo la Juventus, o l’Inter o il Milan. Bisogna tornare a fare diventare la Samp una famiglia».

Intervista de Il Secolo XIX

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