Sabiri: “Gioco sempre per vincere non importa chi ho di fronte. Mi voleva anche il Genoa, scegliere la Samp è stato naturale”.

«La Samp è la mia grande chance: se ci salviamo scatta l’obbligo di riscatto. E io voglio restare».

Abdelhamid Sabiri può essere l’arma in più di Giampaolo nella corsa-salvezza, dal 1′ o da spacca-partite, coi suoi piazzati velenosi e la voglia di inventare calcio. Il venticinquenne ex Ascoli ha rilasciato sulle pagine del Secolo XIX una lunga intervista che riportiamo.

Giampaolo ha detto che aveva avuto qualche problemino fisico nelle scorse settimane. Come sta? «Molto meglio, sono in ottima forma. Giampaolo mi aiuta con tanti consigli: la A è più dura della B in cui ero fino a poco fa. Sono molto contento del mio inizio qui: il mister mi dà tanta fiducia, lo ringrazio. E sono felice del gol alla Juve ma non basta fare bene 30′ o segnare un gol: l’ obiettivo è dare una mano alla squadra ogni settimana, voglio far vedere di più in tante altre gare. I compagni mi aiutano, su tutti Ekdal e Colley. Con Conti e Micarelli a fine allenamento parliamo tanto, bello lavorare così».

Debutto in A e primo gol a 25 anni: forse poteva arrivarci prima visto il suo talento? «Penso di sì anche se ho già giocato in Bundesliga e Premier ma questo è un altro calcio. Negli ultimi 2-3 anni sono migliorato tanto, nel gioco con la palla, nei movimenti senza, tecnicamente e fisicamente: sono arrivato in A nel momento perfetto per fare il massimo. L’anno e mezzo in B ad Ascoli mi ha aiutato. Rispetto al passato è molto importante anche in quale squadra sei: questa è la più forte in cui ho mai giocato, il mister mi apprezza, il suo calcio è adatto a me. Dopo tanta scuola qui ora sono all’università».

Sabiri: “Gioco sempre per vincere non importa chi ho di fronte. Mi voleva anche il Genoa, scegliere la Samp è stato naturale”.

È qui in prestito con obbligo di riscatto in caso di salvezza: doppia motivazione per restare in Serie A? «Sì, voglio restare, qui sono felice e anche questa è una motivazione in più. La Samp è il mio jolly, la grande chance».

Aveva un modello? «Zidane: faccio il trequartista perché mi sono ispirato a lui, e poi pure lui è africano e un po’ europeo. I miei genitori e mia sorella vivono a Francoforte, dove sono arrivato a 3 anni. Mia nonna è in Marocco, dove sono nato, a Goulmima: ci vado ogni anno in vacanza. Ho giocato nell’U21 tedesca ma il mio sogno ora è giocare nella nazionale del Marocco».

Con la Juve ha segnato su punizione ma con una deviazione. Ad Ascoli ha fatto più gol su punizione con una tecnica particolare: la palla sale molto in alto, poi si abbassa e si infila nel sette. «Ho imparato questo modo speciale di tirare negli ultimi 7-8 anni. All’epoca avevo visto un video di Cristiano Ronaldo sulle punizioni e poi di Juninho Pernambucano: dopo che ho visto il brasiliano mi sono detto “voglio tirare anche io così, questa è magia, mette in difficoltà il portiere”. Così ho iniziato ad allenarmi tanto e lo faccio ancora a fine allenamento. Qui in tanti hanno un ottimo tiro, a partire da Quagliarella e Candreva ma se mi dicono di tirare io ci provo».

Giampaolo prima del suo debutto contro l’Empoli le disse “fregatene” e fu colpito dalla sua sicurezza. La sua forza è questa capacità di giocare senza paura? «Sì, al 100%. Vede, io so da dove vengo. Sono arrivato in Germania da piccolo senza avere nulla e quindi non ho nulla da perdere mentre ora so di avere la fortuna di fare il calciatore in A, con una maglia importante. Questa è la mia forza: gioco sempre per vincere non mi interessa chi ho di fronte, gioco con la testa libera».

Come dovrà fare la Samp a Venezia? Magari con un suo gol, da tre punti stavolta… «Sarà una gara molto importante ma conta solo vincere. Non importa chi fa gol o assist, va bene un autogol. Ora la situazione è difficile ma sono sicuro, ci salveremo, siamo molto più forti della nostra posizione. Anche da fuori la Samp non mi sembrava squadra che deve giocare per salvarsi. Ho sfidato il Venezia in B, giocano bene ma dobbiamo giocare per vincere. Venezia, Juve, non conta: bisogna sempre provare a vincere».

Il suo numero 11 ha un significato? «No. Per me c’è solo un numero speciale, che ho sempre indossato quando potevo, il 10: non perché sono il più importante ma perché corrisponde al mio ruolo da trequartista. L’11 era il più vicino al 10 e l’ho preso».

Ma può giocare da punta? «Sono partito da ala sinistra nel 4-3-3. Poi ho fatto anche il play, la mezzala, l’attaccante. Il ruolo in cui rendo meglio penso sia il trequartista ma gioco dove decide il mister».

La voleva il Genoa: è vero? «Sì, ho parlato anche con loro in estate. Il primo obiettivo era giocare in A, poi quando ho saputo della Sampdoria e ho visto le due squadre per me è stato naturale scegliere il blucerchiato».

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