Flachi: “In futuro vorrei diventare allenatore. I giovani dovrebbero prendere esempio da Quagliarella”.

Francesco Flachi Il numero 10 è tornato a giocare, 47 anni l’8 aprile, “il ragazzo gioca ancora bene”, si diverte e sogna una nuova vita da allenatore.

«In futuro vorrei diventare allenatore. Aiuto i giovani a non fare i miei errori, anche se ho sbagliato sulla mia pelle. Ora sono ripartito», racconta Francesco a Il Secolo XIX.

Flachi, la vita è come una rovesciata? «Sì, se provi una rovesciata puoi cadere ma puoi rialzarti, riprovarci e fare gol. Il libro (“Una vita rovesciata” scritto con Matteo Politanò) è vero, sincero: racconto momenti belli, errori. In questi 12 anni ho aperto dei locali, mi sono riavvicinato al calcio lavorando in radio e tv, ho imparato nuovi mestieri, sono stato apprezzato. Vivo di emozioni: l’affetto della gente mi ha dato forza nel fare cose inimmaginabili, come tornare a giocare. Una storia brutta sta diventando bella. Voglio aiutare gli altri a non fare i miei sbagli».

Nel libro parla delle squalifiche che l’hanno frenata quando era al top. «La prima, quella legata alle scommesse, è un’enorme ingiustizia: non avevo fatto nulla: mai giocato un euro, mai dato un risultato. Quei due mesi di stop non li ho mai capiti, avevo la Samp, la Nazionale, andavo forte. Ho sofferto, non l’ho digerita: invece di trasformare la rabbia in positivo mi ha portato a fare gli errori da cui sono arrivate le due squalifiche per cocaina. Dovevo reagire diversamente, ho sbagliato, ma sulla mia pelle, senza fare male ad altri, anche se ho deluso persone vicino a me. Ma il bello della vita è poter ripartire, sono passati 12 anni, si cambia, si migliora. Faccio lezioni private a tanti giovani e gli dico “se hai una chance sfruttala al massimo, altrimenti ti penti”».

Signa-Prato: il 13 febbraio è tornato su un campo di calcio. Si diverte ancora? «Ho fatto una battuta: 12 anni sono stati cancellati in 30′ in campo. So solo io cosa ho passato, mi dico bravo per come ho reagito. L’ho vissuta come una finale mondiale, mi sono allenato tanto, è stato bellissimo rivedere tanta gente che mi vuole bene, I ragazzi di 20 anni vanno il doppio, ma mi diverto nonostante gli acciacchi. Rovesciate? Se se…così resto per terra (ride)».

«Voglio prendere il patentino da allenatore, il campo dirà se sono bravo o meno, ma la gavetta è importante. Lavorare con Novellino sarebbe bellissimo, ho solo da imparare, ci andrei subito, per l’uomo e per l’allenatore, mi ha trasmesso tanto».

Nel calcio ha due amori. «La Fiorentina è la moglie, la Sampdoria l’amante perfetta. Sono fiorentino, tifoso della Fiorentina, la fede non si cambia ma nel calcio nessuno mi ha dato quanto la Samp e i suoi tifosi: io ci sono stato per loro nel momento del bisogno, loro lo stesso per me, è nato un rapporto stupendo. Per la Samp ho rifiutato 10 milioni dal Monaco. Il rispetto si guadagna in campo, ho solo un tatuaggio, il Giglio di Firenze, non ne farei mai uno della Samp, mancherei di rispetto alle due tifoserie».

Momento blucerchiato più bello? «Promozione in A e qualificazione in Europa. Le rovesciate? Non so se ero fortunato o bravo, era istinto. Facevo tutto d’istinto: questo mi portava a fare le giocate inaspettate senza paura, ma anche le cazzate fuori dal campo».

Suo figlio Tommaso gioca, vero?«Nella Fiorentina, è un 2007, vederlo mi emoziona. Capisco quel che viveva mio padre, sono rompiscatole ma i ragazzi oggi sono più deboli, bisogna essere meno duri: ha qualità, sta a lui tirarle fuori».

Come vede la Samp? «Ha avuto un periodo duro, ma Giampaolo è la scelta migliore, conosce bene il calcio e la piazza: per lui è meglio partire in estate, ma sta venendo fuori il lavoro, ha giocatori importanti, non credo ci siano problemi per la salvezza a patto di non avere cali mentali. Vorrei la Samp più in alto ma non è facile al giorno d’oggi».

Chi sarà l’uomo-salvezza? «Bisogna prendere esempio da Quagliarella: chi ha la fortuna di stargli vicino deve imparare dalle sue qualità, da come si allena: grande uomo e calciatore, è encomiabile per quanto ha fatto e fa ancora».

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