Cerezo: “Derby? Niente paura. La nostra grande Samp ha qualche problema ma i problemi sono fatti per essere risolti.

«Il derby? Che bello!». A Belo Horizonte sono le 8 del mattino ma la voce di Cerezo è già squillante. «Scusi Toninho, l’abbiamo svegliata?». «Ma no, mi fa sempre piacere parlare della Sampdoria». Le frasi sono intervallate dall’inconfondibile risata. In questo derby da brividi l’allegria innata di “Tira e Molla” sarebbe un toccasana.

«Non bisogna avere paura. Il derby si vince, si perde, ma è sempre bello giocarlo. Certo, meglio vincere…ma la Samp ce la farà».

Toninho non ha mai fatto gol nel derby della Lanterna ma è stato protagonista: in quelli in cui era in campo 4 pareggi e una vittoria. In quello di Branco non c’era. «Ma l’ho perdonato eh… e poi abbiamo vinto lo scudetto», ricorda Cerezo sulle pagine del Secolo XIX.

«Il derby è unico, anche se poi ne giochi due all’anno, è una gara diversa. Sono partite stupende perché le due squadre vogliono vincere. Sarebbe bello rigiocarlo ma ormai non riesco. È la sfida più importante della città e sabato lo sarà ancora di più: la classifica non aiuta, a Samp e Genoa servono i 3 punti. Roma è grande, in città ci sono più romanisti, in periferia più laziali. A Genova è diverso: il derby si gioca in ogni quartiere, genoani e sampdoriani sono ovunque, è la partita dei bar, dei ristoranti, dei locali, se ne parla sempre. E devi fare solo una cosa: vincere perché poi ti rompono le scatole. Se perdi con Juve o Inter ci sta. Ma il derby no».

Cerezo: “Derby? Niente paura. La nostra grande Samp ha qualche problema ma i problemi sono fatti per essere risolti.

Stavolta c’è il rischio di avere paura? «Ma no, non bisogna averla. La Samp a Verona mi è piaciuta e al momento è salva. Hanno giocato da squadra, con più garra. Nel derby non bisognerà giocare per un punto, rischi di prendere gol, devi attaccare per vincere, ma so che Giampaolo farà così: l’ho conosciuto, mi piace, dà un’identità alla squadra, la segue con molta grinta durante la partita e ora serve questo».

È stato da poco a Genova. «Sì, ero alla cena da Carmine con gli ex della Samp. Come li ho visti? Un po’ ciccioni ma bene, io invece sono sempre magro, è il mio fisico. A Genova ho le mie figlie, i nipoti, sono stato 15 giorni in famiglia. A Bogliasco, ho seguito un allenamento e ho visto la Primavera contro la Roma: c’erano i miei amici, Lanna e Invernizzi. Il centro sportivo è migliorato, purtroppo la nostra grande Sampdoria ha qualche problema ma i problemi sono fatti per essere risolti. Lanna presidente mi rende contento: è una persona perbene, genovese, sampdoriano, purtroppo ha pochi spazi di manovra, bisogna capire cosa succede con la cessione ma da tifoso conta la squadra e come ho detto per me si salverà però bisogna fare punti subito perché all’ultima c’è l’Inter».

Ha vinto l’Intercontinentale a 38 anni, ha giocato oltre i 40: pensa che Quagliarella possa essere ancora decisivo in questo finale? «Per il derby punto sul collettivo ma lui è un grande giocatore: magari ora corre un po’ meno ma sa finalizzare, se ha la palla buona la butta dentro».

Otto anni fa moriva Boskov: cosa ricorda di lui? «Mai visto un allenatore guidare la squadra con la sua tranquillità, era incredibile. Non l’ho mai visto litigare, aveva sempre la parola giusta al momento giusto, era impossibile incavolarsi davvero con lui, gestiva tutto con il sorriso, le battute, era furbo, intelligente. Diceva “Vialli, Mancini, Cerezo, credere che comandano. Ma comando io..”. Non lo dico perché ho vinto con lui, ma era bravissimo nel tenere tutti uniti senza urlare. Non era facile gestire ragazzi di personalità come Vialli, Mancini, Vierchowod, Dossena che volevano sempre vincere anche se poi eravamo e siamo grandi amici, facevamo anche le vacanze insieme, si litigava e si faceva subito pace, abitavamo tutti vicino. Il più rompipalle era Vierchowod, ma meglio averlo nella mia squadra. Quanto picchiavano lui e Invernizzi».

E tra i genoani non c’era qualcuno che menava? «Non ne ricordo uno in particolare ma con loro giocavo due volte all’anno. Invernizzi mi menava prima quando era nel Como e poi tutti i giorni in allenamento (ride)… ma era ed è un grande».

Boskov non si arrabbiava neanche per i suoi cani che portava al Mugnaini? «No, non si arrabbiava sul serio. Ne avevo soprattutto uno, un bovaro delle Fiandre, che a fine allenamento entrava in campo, era bravo con la palla, si chiamava Baudo. All’epoca Pippo Baudo era ovunque, giravi canale in tv e lo trovavi sempre. Il mio cane era così: lo trovavi in ogni parte della casa. E così lo chiamammo Baudo».

Tornerebbe alla Samp? «Certo, sarebbe bello dare una mano, magari con i giovani. A Genova ci sono la mia famiglia, i miei amici sampdoriani e Carmine che mi fa arrivare la mozzarella di bufala e fa degli spaghetti con le vongole pazzeschi. È bello come il sole Carmine, ma io resto il più bello di tutti, soprattutto di Vialli e Mancini. Sì, sarei felice di tornare ma ora pensiamo al derby: la Sampdoria deve vincere. Senza paura, ok?».

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