Arnuzzo: “Avere due ds è come avere due allenatori, ci vuole chiarezza. I miei colpi migliori Karembeu e Veron”.

Domenico Arnuzzo Classe 1947, nato a Sampierdarena, terzino, bandiera nella Samp anni ’70, poi responsabile del settore giovanile e infine ds, ha rilasciato una lunga intervista sulle pagine de Il Secolo XIX, ecco le sue parole.

Su Lanna: «Essere genovese e sampdoriano sin da bambino è una cosa diversa, difficile da capire, da provare. E se poi arrivi a indossare quella maglia, ad avere un ruolo importante in società, beh, è il massimo».

La Sampdoria è sempre nel suo cuore, nei suoi pensieri: «Anche se ogni tanto mi diverto a fare il contadino a Savignone, e metto a posto il giardino».

Come giudica l’ultima stagione? «Molto difficile, complicata, ma tutto sommato è finita bene, con la salvezza e l’ultima a Marassi con la Fiorentina che lascia una buona immagine, una gara che dimostra anche come è stato recuperato alla grande il rapporto con i tifosi dopo un periodo di freddezza tra pandemia e risultati».

Ora c’è da impostare il futuro: in attesa di compratori cosa bisogna fare? «Non so, ognuno ha le sue idee ma so cosa mi auguro: che si definiscano al più presto l’organigramma societario e i relativi ruoli, con precisione. Delineare la squadra societaria viene prima della costruzione della squadra da mandare in campo, è ancor più importante. Servono persone con unità di intenti, la stessa idea di calcio e mi sembra ci sia ancora qualcosa da chiarire. Non sto a fare nomi ma avere due direttori sportivi è come avere due allenatori o due presidenti, ci sarà sempre chi è da una parte, chi dall’altra: la società deve essere organizzata bene per evitare divisioni. Giampaolo è ben disposto, ha tanta voglia di fare, ma è logico che vorrà vederci chiaro».

È l’allenatore giusto? «È il migliore per la Sampdoria in questo momento ma va messo in condizione di lavorare come è abituato lui, essere in sintonia con le sue idee. Mi risulta che non sia pretenzioso: non chiede campioni, nomi importanti ma vuole lavorare su calciatori con buone doti tecniche e prospettive di miglioramento per inserirsi nella squadra che ha in mente».

Vede similitudini con la sua Samp anni ’70? «I tempi sono cambiati, il calcio pure, più che sul sentimento, e oggi ce n’è poco, ci si deve fondare sull’organizzazione societaria e poi serve che chi abbia degli incarichi sia bravo e fortunato. La coesione aiuta a dare il massimo delle proprie possibilità. Certo, pure ai miei tempi la società a volte doveva vendere calciatori importanti, provando a sostituirli».

E a volte anche a basso costo si fanno bei colpi: a quali è più legato pensando a quando era dirigente? «Karembeu e Veron. A volte ti andava bene, altre meno. Forse all’epoca era un po’ più facile, ora devi confrontarti con rose piene di stranieri, procuratori, ma la difficoltà vale per tutti. Se devi perdere uno bravo, l’abilità è trovarne uno che può diventare bravo. Vale anche per la Samp di ora».

Potendo scegliere a chi non vorrebbe rinunciare? «Sarà fondamentale ascoltare l’allenatore, lavorando insieme trovi soluzioni. Si potrebbe ripartire dall’ossatura, portiere, difensore, centrocampista, attaccante e ritoccarla. Mi spiacerebbe perdere Audero, Colley, Ekdal, lo stesso Caputo. Ma nessuno è insostituibile, indispensabile. Il reparto da mettere più a posto è il centrocampo, serve qualità, un Ekdal che stia bene, un Damsgaard guarito e in nazionale l’ho visto bene. Il danese da un lato, Candreva dall’altro non sarebbe male. Sabiri sarà utilissimo, bisogna puntare su giovani come lui che alla Samp possano crescere, esprimersi al meglio e mi sembra che sia anche l’idea di Giampaolo».

In questo momento difficile quanto è importante la sampdorianità di Lanna? «Sono molto affezionato a Marco, ero il responsabile del settore giovanile, quando era in Primavera: quando comunicai a suo padre la convocazione per il ritiro in prima squadra rimase in silenzio 20 secondi, temevo si fosse sentito male, ma era solo paralizzato dalla gioia. Genovesi, sampdoriani, io e Lanna abbiamo fatto un po’ la stessa strada, ma diventando presidente, ha esagerato (ride): ora è la persona più giusta per rappresentare la Samp, necessaria, se qualcuno comprasse il club e si privasse di lui sbaglierebbe. Insomma: non tocchiamo Lanna. Nel calcio ora è difficile parlare di amore, ma sarà importante che chi compri la Samp sappia meritare il rispetto dei tifosi».

Ma oggi c’è un blucerchiato con la grinta di Arnuzzo? «Io dovevo metterci grinta e carattere perché altrimenti non avrei neanche giocato. L’importante è sfruttare le qualità che ognuno ha, tecniche e fisiche in campo, umane fuori, dove nasce il gruppo, la squadra che la pensa allo stesso modo. Anche allenare è il mestiere più difficile del mondo: ormai sono tutti preparati ma bisogna essere molto bravi ad avere la stima dello spogliatoio e Giampaolo ce l’ha».

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