De Bruyne e i problemi giovanili: venne affidato ad una famiglia | “Sei un ragazzo difficile”

È considerato dagli addetti ai lavori il miglior trequartista della sua generazione. Kevin De Bruyne ha avuto un’adolescenza molto difficile
Pep Guardiola non ha avuto problemi qualche anno fa nel definirlo ‘un assist man di un altro pianeta‘. In effetti Kevin De Bruyne viene indicato da esperti e addetti ai lavori come il trequartista più forte della sua generazione.
Ad imprimere una svolta definitiva nella sua carriera fu il trasferimento al Manchester City che nell’estate del 2015 lo acquistò dai tedeschi del Wolfsburg per la cifra monstre di 78 milioni di euro.
Mai tanti soldi furono spesi meglio: in dieci anni trascorsi in Inghilterra con la maglia dei Citizens, nove dei quali sotto la guida di un tecnico del livello di Pep Guardiola, il rosso De Bruyne ha conquistato tutto quello che un grande campione può desiderare di vincere.
In Belgio il trentaquattrenne fantasista è considerato una vera e propria leggenda vivente. L’unico rimpianto legato al suo lungo percorso in Nazionale è legato ai Mondiali del 2018 in Russia quando i Diavoli Rossi si arresero solo in semifinale e con il minimo scarto alla Francia di Pogba e Mbappé.
De Bruyne, gioventù bruciata: il racconto spiazza tutti
In quell’edizione dei Mondiali gli appassionati di calcio di tutto il mondo furono conquistati dalla classe unica e cristallina di un autentico fenomeno. La vita di De Bruyne però non è stata prodiga solo di momenti esaltanti.
In età adolescenziale il trequartista belga ha incontrato molte difficoltà, soprattutto nelle attività di socializzazione. Ed è lui stesso a ricordare i problemi attraversati in quel periodo ai microfoni di ‘The Players Tribune‘.

De Bruyne, il racconto fa ancora male: tifosi impietriti
“Da ragazzino sono sempre stato molto timido e silenzioso, non avevo amici. Ero felice solo con il pallone tra i piedi tanto che a 14 anni decisi di andare alla scuola calcio del Genk. Dopo un anno fui mandato a vivere da una famiglia affidataria, una di quelle che il club paga per accogliere i giovani“.
Il racconto di De Bruyne prosegue: “Andava tutto bene ma quando tornai a casa mia madre mi disse: ‘Non ti vogliono più, sei troppo tranquillo e non riescono a parlare con te’. L’anno dopo però cambiò tutto e durante una partita in cui partivo dalla panchina quando entrai segnai cinque gol pensando quello che dicevano di me, che ero un ragazzo difficile“.