Calcio italiano in ansia: corsa in ambulanza e operazione immediata | “Bisogna ridurre l’emorragia”

Quanta paura per le condizioni di salute di un protagonista del nostro calcio. È una corsa contro il tempo, immediato l’intervento dei medici
Negli ultimi anni il calcio italiano è stato scosso da autentiche tragedie che hanno sollevato un’ondata di commozione e di dolore tra tutti gli appassionati. La scomparsa di grandi protagonisti, peraltro ancora in giovane età, ha destato un mix di sgomento, angoscia e disperazione.
Il ricordo di grandi campioni come Sinisa Mihajlovic e Gianluca Vialli resterà vivo per sempre nella memoria di tutti gli amanti del pallone. Non molto tempo fa però un altro protagonista indiscusso del nostro calcio ha seriamente rischiato di andarsene.
La notizia, nel momento in cui uscì, lasciò a dir poco esterrefatti. Un allenatore di primissimo piano, attivo soprattutto tra la metà degli anni novanta e i primi duemila, che negli ultimi tempi aveva compiuto qualche apparizione in TV come opinionista. ha realmente visto la morte in faccia.
Ad aver svolto un ruolo decisivo in una vicenda che avrebbe potuto volgere al peggio è stata la moglie di questo famoso tecnico, che ha subito chiamato i soccorsi poi prontamente intervenuti.
Decisiva la corsa in ospedale, le sue condizioni erano gravi
Da quei drammatici eventi sono trascorsi poco più di due anni e ora questo grande protagonista del calcio italiano è tornato a svolgere una vita normale, anche ancora oggi si porta dietro le scorie di quanto accaduto.
Era il 10 febbraio del 2023 quando un celebre ex allenatore, sedutosi nella sua carriera sulla panchina delle tre grandi del calcio italiano – Juventus, Inter e Milan -, rimase vittima di un gravissimo incidente domestico.

La caduta in casa e poi il ricovero d’urgenza, il racconto drammatico
“Sono vivo per miracolo, ma del mese in terapia intensiva non ricordo nulla“. Inizia così l’intervista rilasciata da Alberto Zaccheroni al Corriere della Sera qualche mese dopo i fatti. “Mi ha trovato mia moglie Fulvia accasciato a terra, in fondo alle scale. Sono ruzzolato per 8-10 gradini e lei dice che ero in un lago di sangue, con la testa aperta e un occhio fuori dall’orbita“.
L’intervento chirurgico fu inevitabile, come sottolinea Zaccheroni: “Era necessario per ridurre l’emorragia. Ora ho una grossa cicatrice sulla testa a ricordarmelo. Mi avevano intubato, avevo il sondino“. Quando si è svegliato dal coma nella stanza c’era solo il personale medico, non era stato ammesso nessun familiare. “Ho rischiato la vita, non giriamoci attorno. La botta è stata tremenda, il grande sollievo è non aver riportato danni cerebrali“.